NOVA SIRI MARINA - Nell'Italia dei paradossi, questa storia rappresenta una specie di record. Succede lo scorso 24 maggio, a Stoccolma: in una convention internazionale sulla bioarchitettura, applicata alle strutture turistiche, si tirano le somme del vecchio continente. Coi Paesi scandinavi a dare l'esempio, Germania in crescita, Olanda in flessione, Spagna indietro, Italia ai livelli della Tunisia. Salvo due casi, uno a Riva del Garda l'altro a Nova Siri. E vabbè, il Trentino è il Trentino. Ma Nova Siri, cos'ha fatto per meritare questa platea di architetti e green designer provenienti da mezzo mondo? Ha realizzato il primo vero eco resort del Paese, anzi visto che Spagna, Grecia, Turchia e Croazia fanno orecchi da mercante la struttura ai piedi della Sila (ma rigorosamente in Basilicata) potrebbe essere il primo eco resort del Mediterraneo.
Oltre a Stoccolma se ne parla ormai dappertutto, specie negli ambienti particolarmente sensibili al settore: ma il punto vero è che il Sira non si è fregiato di una "declinazione tanto per" - chi vuoi che venga a controllare se si tratta veramente di una struttura ecologica - ma è andato molto oltre i suoi stessi programmi. Al suo posto, soltanto lo scorso agosto, c'erano i resti di un decrepito camping. L'obiettivo della Soleado SrL (che fa parte della capofila Castroboleto SpA) era realizzare una struttura eco compatibile innanzi tutto con l'ambiente, quindi con le finanze e con la legislazione a disposizione.
E invece? «Invece abbiamo bruciato le tappe - spiega Nicola Rondinelli, amministratore unico Soleado SrL - realizzandolo in soli 11 mesi. Ma non conta in quanto tempo l'abbiamo realizzato, per noi importa come». Costo dell'opera 6,6 milioni di euro, di cui solo 1,5 sono soldi pubblici (messi a disposizione dall'Unione europea), il resto tutti soldi privati. «Ci siamo indebitati con le banche - aggiunge Rondinelli - abbiamo potuto farlo, visti i tempi che corrono, solo per la nostra reputazione e il nostro passato. Altrimenti». Altrimenti non si sarebbe all'inaugurazione, avvenuta lo scorso 8 giugno di fronte a una folla incredula "sul perché". Perché proprio qui? Perché così? Con la metà della spesa sostenuta dalla Soleado SrL, abbattendo un po' di pini (quasi nessuno di quelli che esistevano è stato spostato, anzi per come sono incastrate le unità abitative sembra che gli abbiamo chiesto ) e gettando cemento a perdita d'occhio, oggi al posto del Sira oggi ci sarebbe una struttura che tempo due anni avrebbe già riportato il saldo in attivo.
Invece il Sira attende a momenti la ceritificazione EcoLabel, che consente a strutture a impatto zero di fregiarsi di un circuito sociale di tutto rispetto. Quello del Nord Europa. «E' a loro che guardiamo con una certa attesa - argomenta Rondinelli - poiché sono quelli che, negli anni, hanno sviluppato una sensibilità all'argomento che noi italiani, sinceramente, non abbiamo». La copertura in pannelli fotovoltaici (realizzati dalla italo-tedesca Holzabau) del campo sportivo polivalente produce 90mila kw/h all'anno, rendendo la struttura energicamente indipendente. Tutte le unità abitative non conoscono l'offesa del cemento, a nessun livello: legno lamellare pretrattato, coibentato e decorato con vernici eco compatibili, le ha rese molto simili a casette di marzapane: quasi inoffensive rispetto al contesto (tant'è che i mobili al loro interno sono privi di formaldeide, l'essenza principale di tutti i mobili del mondo dall'Ikea in giù).
Nessuno spreco: l'aria condizionata viene spenta da una finestra aperta, sono dei sensori ad avvisare che lo spreco sarebbe inutile e dannoso per la natura. La concezione del verde, manco a dirlo, pensata a tavolino: solo macchia Mediterranea, in grado di crescere al sole potente di queste parti ma anche a ombreggiature piuttosto prolungate. Il Sira eco resort, progettato da Arkiron e Antonio Acito, doveva costare 9 milioni di euro: lo ribadiamo, nessun soldo pubblico. Il costo è stato limato a 6,6, in attesa di essere portato a 128 unità abitative complessive (alcune delle quali rigorosamente destinate a diversamente abili). Per i miracoli c'è tempo, se da Stoccolma si interessano a noi mentre in Italia si continua a costruire selvaggiamente. una ragione ci sarà. Un po' come succede per le macchine (a proposito, qui quelle di servizio sono rigorosamente elettriche!), che in Italia vengono ridisegnate una infinità di volte pensando che possano essere gli optional a fare la differenza e non la loro stessa consistenza (ovunque, nel mondo, si progettano auto a idrogeno o con pannelli fotovoltaici).
E per l'appunto alle macchine, va il nostro ultimo pensiero: alle ruote, prima vera scoperta dell'uomo dopo gli elementi naturali. Perché, se per qualsiasi ragione questo posso dovesse ricambiare ancora pelle negli futuri, non ci sarà bisogno di alcuna demolizione: basterà montare sotto queste casette di marzapane delle ruote (già predisposte), per portarle altrove o addirittura via. Naturalmente, a impatto zero.
di Davide GrittaniLa Gazzetta del Mezzogiorno - 06 Luglio 2013
La Costituzione oggi applicata in Italia è leggermente diversa da quella che viene riportata nei documenti ufficiali. Provo a descrivere la Costituzione effettivamente applicata.
Qui riporto la prima parte (principi fondamentali) della Costituzione oggi effettivamente applicata in Italia, la cosiddetta Costituzione materiale (nozione elaborata dal giurista Costantino Mortati).
Art. 1.
L’Italia è una dittatura tecnocratica (*), fondata sull’usura. La sovranità appartiene alle banche, che la esercitano nelle forme a loro più gradite.
Art. 2.
Il Sistema riconosce e garantisce solo gli interessi dovuti agli usurai, siano essi singoli o preferibilmente associati in forma di banche.
Il Sistema richiede ai comuni cittadini l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica verso le banche. Tali doveri comportano il pagamento di tasse crescenti nel tempo. Le tasse pagate allo Stato verranno da esso rigirate alle banche.
Art. 3.
I cittadini si organizzano in due caste: i cittadini comuni, per i quali si applica la legge, e i membri delle elite, per i quali la legge va opportunamente interpretata di volta in volta.
All’interno di ogni casta i cittadini possono essere ulteriormente differenziati di fronte alla legge, in base a sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.
È compito del Sistema rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, lasciando di fatto alcune libertà ai cittadini comuni, impediscono il pieno sviluppo della tecnocrazia delle banche.
Art. 4.
Il Sistema riconosce a tutte le banche il diritto a fare profitto strozzando i cittadini e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al profitto delle banche.
Art. 5.
Il Sistema schifa le autonomie locali, a meno che non siano utili alla dissoluzione dello Stato. Il decentramento amministrativo viene dissuaso tramite la leva finanziaria. Il principio del Sistema è che in prospettiva le autonomie devono sparire.
Art. 6.
Il Sistema non si preoccupa delle minoranze linguistiche, in effetti anche la lingua italiana verrà infine abbandonata a favore della lingua inglese, vera lingua del Sistema.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica cooperano nello strozzare i cittadini a favore delle banche, almeno fino a quando il Sistema deciderà di lasciarli in vita. Lo Stato e la Chiesa cattolica fingono di basarsi sui Patti Lateranensi per quanto riguarda i loro rapporti.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono uguali di fronte alla legge, ma una è più uguale delle altre, ed è laChiesa cattolica (vedi precedente art. 7).
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno per ora diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, ma è bene che facciano attenzione, in particolare quella islamica.
Art. 9.
Il Sistema disprezza la cultura, in quanto pericolosa per il potere, promuove la sostituzione di essa con spettacoli televisivi, preferibilmente di tipo “reality”. Scienza e tecnica sono invece apprezzate, purché siano finalizzate al profitto ed al miglior funzionamento del Sistema.
Il Sistema promuove la privatizzazione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, in modo da farci profitto.
Art. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle necessità delle banche per quanto riguarda le relazioni internazionali. Nel caso ciò contrasti con qualche trattato internazionale, tale trattato verrà disconosciuto.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in base ai rapporti di forza tra l’Italia e loStato di provenienza dello straniero.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, verrà respinto indietro, preferibilmente in mare aperto. Nel caso riuscisse ad arrivare alla terraferma, verrà punito con la reclusione in campo di concentramento, seguita comunque dall’espulsione. Si possono tranquillamente estradare gli stranieri che manifestano opinioni politiche sgradite, incolpandoli di terrorismo.
Art. 11.
L’Italia rifiuta la parola “guerra” per indicare le sue offese alla libertà degli altri popoli e i suoi interventi armati per risolvere (o incancrenire) controversie internazionali: per indicare tali operazioni verranno usate nuove parole, per esempio “operazione di polizia internazionale”, “esportazione della democrazia”, “responsabilità di proteggere”, “difesa dei civili” e analoghe. È preferibile che il termine da usare per indicare gli interventi armati cambi ogni volta. L’Italia consente le limitazioni di sovranità utili a garantire un maggior profitto alle banche, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12.
Resta in vigore la bandiera tricolore italiana: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Essa sarà utile a indicare i tipici prodotti locali anche dopo l’abolizione dello Stato italiano (**). Mantiene inoltre il suo significato di identificazione della squadra per la quale gli italiani devono tifare durante le manifestazioni sportive internazionali.
Note
* Nel seguito viene usata per semplicità la dizione “il Sistema” per indicare tale dittatura.
** Una bandiera più adeguata per l’Italia di oggi è qui all’inizio dell’articolo. Ma non è quella solitamente usata.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]
Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]
Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]
Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.
"voi non ci crederete, ma io con questi pochi ingredienti riesco ad evitare problemi durante l'inverno. Non usate medicinali, ricordate solo che il vostro organismo, durante la cura, ha bisogno di riposo e calore"
Ho "rubato" questi consigli ad un altro blog, però ho evitato accuratamente di "rubare" anche i successivi consigli che si prodigavano con carne di pollo, piante strane ed altre menate varie. Ho lasciato solo l'essenziale.
Ricordatevi che, spesso, i medicinali vi aiutano da una parte e vi danneggiano dall'altra. La maggior parte dei medicinali per influenza crea problemi a carico dei reni, del fegato, dello stomaco e dell'intestino.
Spero vi siano utili questi consigli.
Magari il gusto non sarà eccezionale, ma come risultato il sistema immunitario ne sarà rafforzato, e senza ricorrere a farmaci.
1. Tè all'aglio
Un noto rinforzante del sistema immunitario è l'aglio, una pianta antibatterica e antivirale per combattere raffreddori, tosse e l'influenza. Uno dei modi migliori per sfruttare le proprietà curative dell'aglio è quello di bere del tè freddo all'aglio, zuccherato con un po' di miele grezzo.
Prendere 2-3 spicchi di aglio fresco, schiacciarli con la lama di un coltello largo.Aggiungerlo a 2 tazze di acqua e portare ad ebollizione. Abbassare la fiamma e cuocere a fuoco lento per altri 15 minuti. Scolare l'aglio e lasciare raffreddare il composto. Aggiungere del miele, un pizzico di peperoncino di Caienna e una spruzzata di succo di limone.
Se volete evitare l'aroma forte dell'aglio, potete prendere un'ostia da dolci, ammorbidirla con dell'acqua e incapsulare un pezzo di aglio. Ingoiare bevendo un bicchiere d'acqua
2. Cipolla rossa e miele
Un rimedio meraviglioso per adulti o bambini che hanno la tosse è quello di utilizzare dello zucchero di canna o del miele grezzo e delle cipolle rosse per fare uno sciroppo calmante. Lavare, sbucciare e affettare la cipolla intera in orizzontale. Mettere le fette in una ciotola alternati a strati di miele grezzo o zucchero di canna.
Coprire e lasciare la cipolla nella ciotola per circa 12-15 ore o durante la notte. Il giorno successivo, nella tazza si sarà formato un vero e proprio sciroppo, ottimo rimedio.
3. Miele grezzo e limone per il mal di gola
Una miscela di succo di limone fresco e miele grezzo fornisce sollievo per il mal di gola e aiuta a fermare quel leggero solletico alla gola che stimola la tosse. La vitamina C e antiossidanti presenti nei limoni freschi rafforzano il sistema immunitario, accelerando la guarigione. Mescolare il succo di 1/2 limone con 2 o 3 cucchiai di miele e sorseggiare nel corso della giornata.
Quando ha preso piede nel dopoguerra l’agricoltura industriale, le nostre mele hanno subìto di colpo un triplice processo di degradazione
Tra i proverbi più famosi che l’Italia del dopoguerra aveva mantenuto, quello della mela al giorno per togliere il medico di torno era tra i più noti. Il proverbio in realtà è conosciuto ovunque, dagli Stati Uniti all’Europa, essendo di fatto la mela apprezzata come medicamento fin dall’antichità.
Le sue proprietà più evidenti riguardano la capacità di fungere da tonico muscolare e nervino, diuretico urolitico, antireumatico, antisettico intestinale, stimolante e decongestionante epatico, depurativo sanguigno e ringiovanente tissulare. Il tutto grazie alla presenza dei più importanti minerali - tra cui Ferro, Silicio e Cobalto - di diversi composti organici ed di note vitamine B1 e B2, C, Acido pantotenico nonché, soprattutto nella buccia, di vitamina PP.
Per un solo alimento queste proprietà e queste componenti, sono una vera ricchezza, che si potrebbe rimarcare per tutta la frutta e tutti gli ortaggi prodotti in modo naturale. Le mele tuttavia, per l’abbondanza con cui si è stati in grado di coltivarle, conservarle e quindi commercializzarle, sono da sempre destinate ad una larga diffusione e ad un notevole apprezzamento.
Quando ha preso piede nel dopoguerra l’agricoltura industriale, le nostre mele hanno subìto di colpo un triplice processo di degradazione:
1) Con le concimazioni chimiche i componenti essenziali si sono disarmonizzati producendo, ad esempio, minore resistenza alle malattie, minor profumo, minore sapore, minore conservabilità.
2) Con la selezione, la pubblicizzazione ed una ben congeniata imposizione di alcune varietà 'più produttive' (provate a cercare nei vivai come sui banconi dei supermercati qualcosa di diverso da Stark, Golden, Stayman, Renetta del Canada e Grany smith) si è verificata una notevolissima riduzione delle varietà coltivate, che oggi si contano sulle dita di una sola mano mentre a livello locale per la sola Italia si parla di 1.000-2.000 varietà esistenti (delle 200.000 stimate a livello mondiale), moltissime delle quali chiaramente a serio rischio di estinzione.
3) Con i trattamenti chimici prima e dopo la raccolta è stato imposto un indiscutibile innalzamento della loro tossicità che va ad alimentare l’effetto cocktail che indebolisce costantemente il meraviglioso corpo degli organismi viventi che se ne nutrono.
L'agricoltura integrata fingendo di rispettare l’ambiente, in realtà fissa perfidamente dei limiti ai quantitativi di concimi chimici, disserbanti e pesticidi
Nell’appassionata ricerca che viene fatta per recuperare le vecchie varietà locali di frutta, la scoperta più eclatante che risalta al cuore è proprio la resistenza alle malattie che dette varietà manifestano. Sembra quasi che nel perverso gioco della fantapolitica, ci sia stato un complotto per eliminare le più resistenti e costringere quindi il semplice contadino ieri e l’imprenditore agricolo oggi a trattare chimicamente un prodotto che nei secoli l’uomo aveva selezionato per nutrirsi, prevenire malattie ed epidemie, nonché curarsi.
L’ultima trovata in ordine di tempo da parte dell’industria agroalimentare è stata il lancio dell’agricoltura integrata, una vera e propria truffa che, fingendo di rispettare l’ambiente, in realtà fissa perfidamente dei limiti (spesso anche elevati) ai quantitativi di concimi chimici, disserbanti e pesticidi (pericolosissimi insetticidi e allucinanti funghicidi soprattutto), largamente utilizzati da questo tipo di agricoltura intensiva che, grazie ad un’acclamata riduzione dei limiti massimi imposti per legge, è riuscita a rubare all’agricoltura biologica i contributi che la normativa europea metteva a disposizione degli agricoltori bio per integrare il loro reddito, che sono stati così dirottati a sostegno di questa agricoltura inquinante che autogarantisce (senza controlli in campo) l’adesione ai disciplinari chimici.
Nella famosa Valle di Non il Comitato per il Diritto alla Salute, che vanta un migliaio di aderenti, sostiene giustamente che le mele avvelenano anche chi non le mangia. Di fatto la frutticoltura intensiva del melo praticata in Trentino (con estensioni medie della proprietà contadina di un solo ettaro) dove ci sarebbero tutte le possibilità per coltivare con il metodo dell’agricoltura biologica (come già fanno il 6% delle aziende) oltre ad un forte impatto paesaggistico, presenta un insostenibile inquinamento ambientale (aria, acqua e suolo), un serio pericolo per la salute pubblica, un indescrivibile limite alla qualità della vita, un marcato aumento delle patologie oncologiche.
In Trentino vengono utilizzati mediamente circa 58 kg/ha/anno (nei meleti Trentini coltivati con il metodo della truffa integrata si arriva a circa 90 kg/ha) di pesticidi, contro una media nazionale (comunque alta) di circa 9 kg/ha per un totale di oltre 2.150.000 kg di pesticidi venduti in Trentino nel 2010 (miliardi di euro all’anno di rendita diretta per l’industria farmaceutica, a cui si andranno ad aggiungere tutti i ricavi indiretti derivanti da chemioterapia e medicine palliative conseguenti).
Nella famosa Valle di Non il Comitato per il Diritto alla Salute sostiene che le mele avvelenano anche chi non le mangia
Molti dei nostri lettori si chiedono puntualmente come sia possibile che tutto ciò possa accadere. Non siamo assolutamente lontani dalla realtà se ricordiamo che le sperimentazioni nelle università di agraria, di veterinaria, di medicina e di farmacia - nonché negli svariati enti di ricerca - sono in massima parte sponsorizzate da multinazionali farmaceutiche che dal dopoguerra si sono letteralmente tuffate nel bussines agricolo, vero e proprio giacimento di arricchimento illecito per il loro futuro.
Vengono quindi puntualmente commissionate ricerche sui vantaggi di questo e di quell’altro prodotto chimico, mentre le ricerche 'indipendenti' di studiosi che considerano la tossicità dei residui chimici, lo scarso valore nutritivo dei frutti maltrattati, la riduzione delle proprietà organolettiche delle derrate agricole 'medicate', venivano e vengono puntualmente scartate dalle riviste 'scientifiche' che guarda caso hanno come sponsor, se non come proprietarie, le stesse multinazionali di sempre.
Questa determinante precisazione sfugge, o non è presa in considerazione, da quasi tutti i 'giornalisti scientifici' che si affannano a cercare negli studi esistenti pubblicazioni che possano parlare bene del biologico, ad esempio, e male del chimico, per concludere infine - su importanti riviste lette da decine di migliaia di persone - che i prodotti bio sono più pericolosi dei prodotti trattati o che grazie alle concimazioni chimiche il grano è più ricco di glutine per cui ci dà una pasta che regge meglio alla cottura.
Bisognerebbe invece avere una chiave di lettura più consapevole per comprendere meglio cosa ci viene rifilato e perché ci viene venduto, altrimenti si rischia di rimanere vittime dell’idea malsana che chiunque scrive o appare in televisione con un candido camice bianco non stia sponsorizzando una volgare merce, ma stia proclamando una profonda verità. (“L’ho sentito in televisione”, “lo ha detto il dr. Balanzone”, “dicono che è meglio”).
Bisognerebbe avere una chiave di lettura più consapevole per comprendere meglio cosa ci viene rifilato e perché ci viene venduto
Intanto nel distretto cinese di Luòchuân Xiàn, in una enorme vallata oggi anche conosciuta come “Terra delle mele” sono entrati in produzione 23.000 ettari di meleti industrializzati (tutto l’Alto Adige produce mele su 18.000 ettari) per cui ben presto una milionata di tonnellate di mele cinesi invaderanno il mercato mondiale fregandosene di agricoltura bio e truffa integrata, mentre i nostri ricercatori sono ancora sponsorizzati per creare varietà che, dopo la raccolta precoce di frutti acerbi e senza sapore (a volte con l’utilizzazione di sostanze che ne agevolano il distacco dall’albero), resistano alla dispendiosa conservazione a freddo e in atmosfera controllata.
Se questa è la tendenza soffocante che rende finto e spesso tossico ogni alimento prodotto industrialmente non dobbiamo dimenticare che esistono meravigliose varietà locali di frutta che possiamo salvaguardare, recuperare e valorizzare, partendo proprio dai nostri determinanti comportamenti quotidiani.
I contadini che custodiscono queste risorse sono in ogni campagna, alle porte di ogni città o addirittura all’interno delle stesse mura cittadine. Serve entrare in contatto con loro, chiedere semplicemente che alberi da frutta sono presenti in azienda, se vengono trattati chimicamente, che nome si ricordano eventualmente per le diverse varietà, quando si possono raccogliere, se è possibile assaggiarle.
Avere un contadino per amico significa avere piu possibilità di reperire cibo genuino, di superare i black out o gli scioperi dei trasportatori, di spendere meno e meglio, di aiutare le uniche persone che lavorano per produrre cibo (avendone affianco 4 a testa stipendiate per legiferare, consigliarli, agevolarli, promuoverli, controllarli e multarli).
Molte Regioni presentano nei loro siti elenchi e descrizioni di queste varietà. La Toscana ad esempio conserva (senza riuscirà ancora a valorizzarle) con un'apposita legge, ben 450 varietà di fruttiferi tra cui 80 mele, 70 pere, 27 ciliegie. Altre 6 Regioni (Lazio, Emilia e Romagna, Marche, Umbria e Basilicata) hanno una legge per la tutela e la valorizzazione di questa biodiversità locale.
Esistono meravigliose varietà locali di frutta che possiamo salvaguardare, recuperare e valorizzare
Il parco della Majella ha un interessante progetto intitolato Coltiviamo la biodiversità. La Puglia ha un atlante di produzioni tipiche locali in cui sono iscritte diverse varietà di fruttiferi. Una piccola associazione sull’Amiata lavora da sei anni su 168 varietà di vegetali locali. Sempre più vivai si specializzano nella produzione di antiche varietà di fruttiferi non sempre locali, ma comunque ammirevoli.
Una soluzione più radicale, che non ci stancheremo di proporre, vede la redazione di un manifesto per una reale sovranità alimentare in cui la tracciabilità dei prodotti chimici venga resa obbligatoria attraverso l’emissione di fatture conseguenti una specifica prescrizione.
L’Europa fa finta di pensarci, mentre in Italia serve una consapevole convergenza delle associazioni ambientaliste e delle stesse associazioni di categoria che rompa l’omertà insulsa su un argomento determinante per la salute di tutti ed il futuro del nostro cibo, delle nostre acque, della nostra agricoltura.
A poco serve denunciare l’aumento dell’inquinamento da pesticidi e l’escalation dei tumori tra i contadini se non si va alla radice del problema. Intanto, mentre Legambiente si coinvolge, la Cia ci vuol pensare, qualche agronomo si aggrega e due politici si fanno avanti. Serve un atteggiamento consapevole di chi ha imparato a ragionare: cerchiamo i coltivatori custodi, collaboriamo con loro affinché la biodiversità locale non venga dispersa e abbandonata come sta avvenendo in modo insulso per la Banca del Germoplasma di Bari, scriviamo ai nostri sindaci perché tutelino la nostra salute come è loro dovere. Se ci sapremo muovere, senza neanche agitarci troppo, prima o poi, ne siamo certi, una risata seppellirà gli ingordi e gli arroganti e i medici 'di torno' saranno meno ipocriti.
I semi del cibo a rischio - Campagna per la salvaguardia dell' agro-biodiversità Italiana
Il dibattito su come sia meglio oggi migliorare le piante che mangiamo dovrebbe essere riaperto ad un pubblico largo, cosi da capire meglio le scelte politiche che si stanno facendo nel settore agricolo.
La campagna per la salvaguardia dell' agro-biodiversità Italiana chiede:
-Accertare da subito lo stato dei semi da una commissione di esperti di germoplasma esterna al CNR;
-Trovare una struttura (Ministero dell'Agricoltura o struttura ad hoc, che lavora solo sulla conservazione del germoplasma della banca di Bari e lasciare una copia di backup al IGV CNR di Bari;
-Creare una Task Force per sviluppare un urgente progetto su due anni per la salvaguardia dei semi ancora vivi, prima che perdono la loro variabilità genetica;
-Creare una rete di contadini custodi disposti a rigenerare da subito una parte dei semi;
-Creare una rete di avvocati, scienziati, giornalisti, comunicatori, storici del cibo, cuochi, organizzazioni per il cibo biologico, contadini e consumatori che allertino il pubblico Italiano dell'importanza del germoplasma e della salvaguardia dell'agro- biodiversità per il futuro dell'agricoltura biologica per una sana alimentazione futura.
Per sostenere la campagna contattare : Kate at carlisle.k@gmail.com Nicoletta at nicolettafagiolo@yahoo.co.uk
E' di stamattina, 8 ottobre 2012, del sequestro da parte delle forze di Polizia Forestale di un ingente quantitativo (si parla di circa 2700 chilogrammi) di tarallini pugliesi confezionati con farine per l'alimentazione animale (per cavalli, per intenderci).
Il nome dell'azienda in questione non è stato pubblicato. E' una vecchia storia: le forze dell'ordine non divulgano il nome dell'azienda sofisticatrice per motivi di ordine pubblico. A me la cosa fa sorridere, ad alcuni la cosa fa incazzare sul serio. Ma come? Avete scoperto che facevano tarallini pugliesi con farine non ammesse per l'alimentazione umana, miste a sterco di topi e insetti, e non denunciate il nome dell'azienda?
A questo punto abbiamo dato uno sguardo al video pubblicato da AntennaSud
Facile individuare il nome dell'azienda. Si tratta della Fiore di Puglia di Corato (BA)
L'azienda, nata con Antonio Fiore (padre dell'attuale amministratore incriminato Giuseppe Fiore), dopo una tradizione di lavoro e genuinità di prodotti etici, nel 1993, all'apice del successo, riesce ad entrare nella G.D.O. (Auchan, Autogrill e Carrefour...tanto per intenderci). Per poter mantenere i prezzi per la GDO è costretto a rivoluzionare tutta la produzione. Si passa così dai 60 dipendenti, dopo un rimaneggiamento delle linee di produzione (ad opera di uno staff venuto addirittura da Milano) a soli 15 dipendenti con un aumento vertiginoso della produzione. (15 per non avere sindacati tra i piedi in caso di licenziamento)
Naturalmente si parla dei 60 dipendenti fino al 1993....quello che accade dopo viene deliberatamente nascosto.
Adesso pongo la mia domanda: è possibile conciliare l'etica con il capitalismo neoliberista?
Non sono un comunista, non sono un fascista, non sono un democratico. Sono un uomo e come tale ho un cervello che cerco di far funzionare al meglio.
Prima di dedicare il nostro pensiero ad una forma di governo o di attività produttiva è nostro dovere considerare il rapporto di quello che facciamo con il futuro nostro e dei nostri figli.
Proteine sintetiche ogm, additivi, aromi e coloranti di sintesi: per evitare tutto questo, meglio scegliere un buon gelato bio.In media, noi italiani mangiamo ogni anno 15 kg a testa di gelato e, per il 60%, lo scegliamo artigianale. Rispetto al passato, non mostriamo più di gradire i gusti artificiali, come l’azzurro e improbabile “puffo”. Vanno per la maggiore i sapori naturali, soprattutto a base di frutta, e quelli più insoliti, realizzati con latte di asina o bufala freschi di mungitura (come vengono proposti da certi agriturismi), o con i prodotti tipici, come il bergamotto di Calabria o l’Amarone (vino rosso veneto). E l’assortimento di certo non manca, visto che si possono superare i 600 gusti diversi.Purtroppo, dal punto di vista qualitativo non possiamo dire che le cose vanno così bene. Ecco 5 buoni motivi per gustarsi un buon gelato bio, o biodinamico, piuttosto di uno convenzionale, industriale o artigianale (sì, perché anche quello artigianale può riservare gelide sorprese). Se vi sembrano pochi, leggeteli attentamente e scoprirete che sono molto validi!
1- CONO AL PESCE
A partire da marzo 2010 i produttori industriali di gelato possono aggiungere ai loro prodotti la proteina ISP (ice structuring protein), isolata inizialmente in un merluzzo artico. La proteina serve a impedire al gelato disciogliersi facilmente, semplificandone così il trasporto – e agevolando pure il passeggio sotto il sole! Nei gelati viene usata una proteina sintetica ricreata in laboratorio a partire da lieviti di panetteria transgenici.Così ci ritroveremo con un gelato ogm che, a detta del produttore, conterrà però molti meno grassi. Ma ci ritroveremo anche con il rischio di allergie perché, come sappiamo, i lieviti sono degli allergeni. Consola sapere che per il momento questa proteina, già impiegata negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, non verrà usata in Italia. La sua presenza deve essere comunque dichiarata in etichetta.
2- QUANTA ARIA DESIDERA ?
I gelati industriali vengono preparati mesi prima del consumo, e spesso trasportati anche a lunghe distanze. Diventa perciò indispensabile trovare accorgimenti che li mantengano morbidi per un periodo prolungato, altrimenti con il tempo diventerebbero dei mattoncini ben poco gradevoli. Ecco perché durante la fase di congelamento si comincia a insufflare aria.l risultato? Un prodotto soffice e leggero, con una percentuale di aria che si aggira sul 100-130%. Insomma, come dire che da 5 chili di miscela base (acqua, grassi, zuccheri ecc.) si ottengono 10 litri di gelato. Conveniente – per chi lo produce.
3- MATERIE PRIME POCO VALIDE
Latte in polvere, grassi vegetali spesso idrogenati ma in ogni caso non certo estratti a freddo (verrebbe dichiarato a grandi lettere sulla confezione!), succhi di frutta, zuccheri: ecco gli ingredienti base di un gelato tipico, usurpatori dei più costosi ingredienti tradizionali – latte intero, panna, frutta.Ricordiamo che i grassi vegetali ottenuti con sostanze chimiche sono nocivi per l’organismo. Inoltre spesso dietro questa dicitura si nascondono l’olio di cocco o il grasso di palma, che sono entrambi saturi; quello di palma in particolare richiede, per la sua produzione, un alto tributo alle foreste tropicali.
4- AGGIUNTE A GOGO’
In netto contrasto con quanto avviene nel bio e nel biodinamico, i gelati industriali fanno uso di vari additivi e aromi di sintesi: sono questi ultimi, per esempio, a dare il gusto di frutta a un prodotto che di frutta ne ha vista ben poca. Non mancano poi stabilizzanti quali i polisorbati, gli esteri, gli acidi grassi, i mono e digliceridi degli acidi grassi (questi ultimi possono essere ricavati dal maiale).A questi si aggiungono i coloranti sintetici. Nel bio sono concessi solo coloranti naturali (come l’estratto di barbabietola per ravvivare lo sciroppo di amarene) e stabilizzanti ricavati da sostanze naturali come l’agar-agar, la farina di carrube o i semi di guar. L’emulsionante del gelato bio è la lecitina, utile per ottenere impasti voluminosi senza usare il tuorlo d’uovo.Ed ecco qualche numero relativo agli additivi: nel gelato convenzionale si possono usare 48 stabilizzatori diversi, contro i 12 del bio (e soltanto uno concesso nel biodinamico: la farina di semi di guar). Quanto agli emulsionanti, nel gelato convenzionale si può scegliere tra 19 tipi diversi, mentre nel bio è concessa soltanto la già citata lecitina.
5- I SEMILAVORATI
I gelati industriali vengono elaborati a partire da prodotti semilavorati, cioè miscele in polvere confezionate. Purtroppo, lo stesso vale per molti gelati artigianali, benché certamente non per tutti. Il vantaggio di queste miscele è che sono pronte all’uso, basta una rapida lavorazione per ottenere il gelato; l’inconveniente, è che contengono approssimativamente il 30% tra aromi, emulsionanti, correttori di acidità ecc. Insomma, di artigianale hanno decisamente ben poco.Scegliere un buon gelato.Arrivati a questo punto avremo ben compreso che cosa non comprare di certo. Ma in linea generale, come capire se abbiamo acquistato un gelato buono? Prima di tutto dalla consistenza. Se è spugnosa, può voler dire che il gelato contiene grassi di bassa qualità, degenerati per una cattiva conservazione. Il prodotto conservato male può anche contenere dei cristalli di ghiaccio. Da parte sua, il gelato che fatica a sciogliersi può avere tra gli ingredienti i grassi idrogenati.
TRA LE MATERIE PRIME CHE E’ MEGLIO EVITARE OLTRE A QUELLE GIA’ CITATE
ricordiamo lo sciroppo di mais, vietato nel biodinamico. Si tratta di un prodotto economico e con un alto potere dolcificante, ottenuto lasciando a lungo in immersione il mais in vasche piene di enzimi che possono essere ogm. Attenzione anche agli sciroppi di glucosio e fruttosio, pure questi derivati dal mais.La presenza di pezzetti di frutta fresca o secca è evidentemente indice di un buon prodotto. Infine, valutiamo il sapore. Se è stucchevole ci può essere troppo zucchero, usato magari per coprire il gusto di materie prime di scarsa qualità.Anche un gelato pesante da digerire non è l’ideale: probabilmente abbonda di grassi. O forse abbiamo esagerato noi con le dosi. Infatti anche queste vanno tenute d’occhio: non dimentichiamo che il gelato è un prodotto decisamente calorico. Ecco perché è bene orientarsi su sorbetti e gelati a base di yogurt o soia, a scapito soprattutto di semifreddi, cornetti e biscotti farciti.L’idea di pasteggiare con il gelato non è ottimale; meglio fare un pasto leggero e concludere con un gelatino di proporzioni modeste, comunque non troppo spesso.
IL FUTURO DEL GELATO ARTIGIANALE
Può essere interessante sapere che è stato depositato un progetto di legge per tutelare questo prodotto. Alcune proposte sono molto valide: per esempio si dà la possibilità di usare al posto dello zucchero (il saccarosio è sempre presente nei gelati perché ne facilita il congelamento), miele e sciroppo di acero; il gelato alla frutta, poi, dovrà contenere almeno il 15% di agrumi e il 30% di altra frutta. Sarà vietato insufflare aria compressa per aumentare il volume del prodotto; vietati anche ogm, grassi vegetali (con l’eccezione di quelli già presenti naturalmente in ingredienti come noci, avocado ecc.), aromi e coloranti di sintesi, edulcoranti artificiali. Purtroppo il disegno di legge non prevede l’impiego di latte di soia o di altre bevande vegetali.
di Giuliana Lomazzi dal mensile “Terra Nuova” luglio/agosto 2010 nr 252 www.aamterranuova.it
Finalmente arriva il momento del primo incontro con la realtà economica locale per avviare l'esperienza della moneta locale (o popolare) a Bitonto,
Ci auguriamo che gli imprenditori (quelli più avveduti e corretti) riescano a cogliere questa opportunità di sviluppo. Del resto non ci rimettono nulla, dovranno solo capire il sistema.
Per i consumatori ci saranno solo benefici: ci si iscrive, si ricevono SCEC da spendere e si parte.
Chi non avrà lo SCEC, negozi e consumatori, saranno fuori dal giro e, pertanto, penalizzati. Ci spiace per loro, ma lo facciamo in maniera gratuita e disinteressata, se poi dobbiamo anche pregarli mi sembra assurdo.