Debito Pubblico Italiano

mercoledì 8 febbraio 2012

Menù di San Valentino dei DuoSiciliani



Consentitemi questa volta di pubblicare dei piccoli consigli a tutte quelle persone innamorate che, schivi da ogni perversione, vogliono soltanto vivere la loro umanità nel miglior modo possibile. Auguro pertanto a tutti coloro che si amano e si desiderano (le due cose devono essere necessariamente messe assieme, altrimenti non vale) di festeggiare nel migliore dei modi la loro giornata di San Valentino.
Tre piccoli, quanto importanti consigli per tutti:
- non esagerate con le porzioni: per un risultato ottimale della cena di San Valentino dovreste alzarvi dalla mensa con un leggero appetito latente che riempirete con le dovute "coccole".
- mangiate mooolto lentamente: vi soddisferete prima e meglio di ciò che mangiate ed eviterete i soliti gorgoglii e sfiati post-prandiali.
- scegliete il vino tra i migliaia di D.O.C. meridionali ed evitate accuratamente i soliti intrugli che ci propinano nei supermercati. Un buon vino "artigianale" e "locale" evita mal di testa, problemi corporei e aiuta a rallegrare al meglio la serata con il vostro partner.

Vi allego alcuni consigli gastronomici (e soprattutto ecologici, oltre che meridionalisti) per accompagnare degnamente la loro giornata di festa.
Tutte le ricette indicate sono per DUE persone. Trovate i link per le pietanze più difficili oppure trovate le ricette dopo il menù
Tartufo, zafferano, cipolla, noce moscata e, soprattutto, peperoncino sono tutte spezie altamente afrodisiache...mi raccomando!!

AVVERTENZA: tutti i piatti presentati possono essere mangiati a temperatura ambiente. Preparateli prima e mangiateli comodamente in due.

Antipasti:
-Frutti di mare: alici marinate (aglio e peperoncino)
-Bruschetta al tartufo (tartufo del Molise o di Calabria)
-Bruschetta con ‘Nduja Calabrese (peperoncino)

Primi piatti
-Pasta con ricotta, zafferano e zucchine
-Orecchiette con cime di rapa (acciughe, aglio, peperoncino)


Secondi Piatti:
-Cozze gratinate (peperoncino, aglio)
-Zuppa di pesce (peperoncino)

Contorni
-Puré di patate (noce moscata)
-Finocchi gratinati (peperoncino)
-Nidi di carciofi (trovate la ricetta dopo il menù)

Frutta:
- Mele con cacao e cannella (cioccolato e cannella)
-Insalata di arance rosse Tarocco di Sicilia (peperoncino) (ricetta dopo il menù)




RICETTE

Orecchiette alle Cime di Rape
200 gr. di orecchiette
200-250 gr. di cime di rapa (parte edibile corrispondente a circa 2 chili di prodotto lordo) 
un cucchiaio di capperi 
uno spicchio di aglio 
un peperoncino 
5 filetti di acciughe 
olio extra vergine di oliva e sale quanto basta 




Innanzitutto, pulite e lavate per bene le cime di rapa. Scegliete le cime di ciascun ramo della pianta e le foglioline più piccole, evitate le infiorescenze gialle e le foglie ingiallite. La cima di rapa più ambita è la versione "Fasano" o "Minervino", ma in genere sono tutte buone. Lessate e tiratele via dalla pentola mettendole da parte e conservando l’acqua di cottura. Nella stessa acqua, mettete a cuocere le orecchiette. Nel frattempo, preparate il soffritto in una padella: riscaldate l’olio, non fatelo fumare. Quindi, versateci aglio, peperoncino, capperi e i filetti di acciughe. Quando ritenete di aver raggiunto una buona cottura, versate le cime di rapa e le orecchiette (che avete scolato dalla pentola) e saltate in padella. Se pensate che il risultato sia un po’ secco, aggiungete un pochino di acqua di cottura. Impiattate e mangiate


Pasta con ricotta, zafferano e zucchine
per 2 persone
150gr di pasta (io preferisco i paccheri)
2 cucchiai di ricotta fresca
1 bustina di zafferano
2 zucchine medie
1 cipolla bianca piccola
sale e olio e.v.o.
Partiamo dalle zucchine: lavatele, spuntatele e tagliatele a cubetti, Prendete una padella e fate imbiondire la cipolla tritata finemente; quando vedete che inizia a prendere un colore ambrato aggiungete le zucchine e fatele saltare per qualche minuto.
Nel frattempo, fate lessare la pasta. Una volta pronta, scolatela con acqua corrente fredda e mettetela in una terrina. Aggiungetevi la ricotta, la bustina dello zafferano e le zucchine, che intanto si saranno ammorbidite. Aggiustate di sale e, volendo, un pizzico di peperoncino in polvere ;-) e lasciate da una parte a riposare per un'oretta, affinché i sapori si mescolino per bene.


Nidi di carciofi
per 2 persone

4 carciofi
100 gr. di mozzarella tagliata a dadini 
2 filetti d'acciuga dissalati e tagliati in due
olio q. b.,
prezzemolo tritato
1 cucchiaio di pangrattato
pecorino grattugiato
sale e un pizzico di peperoncino in polvere



Togliere le foglie dure ai carciofi, tagliarli a 3/4, pareggiare i gambi (il rimanente dei gambi verrà cotto con i carciofi) e metterli in una terrina con acqua fredda acidulata con succo di limone. 
Riunire in una terrina la mozzarella, il formaggio grattugiato, il pangrattato, il prezzemolo, il sale ed il peperoncino in polvere. Lavorare con il cucchiaio fino a formare un composto omogeneo. Dopo aver lavato i carciofi sotto l'acqua corrente, sgocciolarli ed aprire le foglie al centro per mettervi il composto ottenuto e, sopra ad ognuno, poco filetto di acciuga. 
Adagiare i carciofi riempiti in una teglia e versare un po' di olio. Bagnare fino a metà carciofo con acqua fredda aggiungendo i gambi rimasti.
Coprire la teglia e metterla su fuoco moderato e cuocere per circa 1 ora. Passare, quindi, la teglia scoperta in forno a 180 gradi per 15 minuti. 
I carciofi così cucinati possono essere serviti sia caldi che freddi.







Insalata di arance rosse
2 arance rosse
succo di 1/2 limone
50 gr di olive nere
olio e.v.o. q. b.
sale a piacimento 


Sbucciare e tagliare le arance a rondelle non troppo spesse, emulsionare olio, limone e sale.

Disporre le arance su un piatto da portata, aggiungi le olive e versare sopra le arance il composto emulsionato.
p.s. se avete la fortuna di trovare arance biologiche vi consiglio di non sbucciarle, meglio se la buccia è sottile.


Mele cacao e cannella
2 mele 

1 cucchiaio di cacao 
2 cucchiai di marmellata di albicocche 
miele 
succo di un limone 
1 stecca di cannella

Lavate le mele e con l'apposito attrezzo privatele del torsolo (dovete lasciare la mela priva solo della parte centrale con i semi)

Riempitele le mele con mezza stecca di cannella, una spolverata di cacao, un cucchiaino di marmellata di albicocche. 
Spruzzatele, poi, con il limone unito al miele
Disponete le mele sulla placca da forno ricoperta da un foglio di carta da cucina e cuocetele per 20 minuti nel forno già caldo a 220 gradi.

mercoledì 25 gennaio 2012

"FIAT": un'offesa a tutta la mia gente e la mia terra



Ecco l'articolo pubblicato dall'amico Angelo Forgione del movimento V.A.N.T.O. (Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell'Orgoglio).
messaggi agli operai di Pomigliano, offese alla Napoletanità
Angelo Forgione - È partita il 22 Gennaio la campagna Fiat per il lancio della nuova Panda, il più importante del 2012 per la casa. 
Ideata da Kube Libre, il cortometraggio prende spunto da una domanda: “Quale Italia vogliamo essere?”

Girato a Napoli e dintorni, lo spot (in basso) ideato da Maxus, diretto da Luca Maroni e prodotto da Movie Magic (ma mutuato da quello della Jeep Grand Cherokee di Chrysler dedicato a Detroit prima capitale dell’auto e poi della miseria) parla agli italiani ma soprattutto ai lavoratori di Pomigliano d’Arco che sono proprio gli attori.
Basta poco per capire che i 90 secondi della pubblicità (dai tagli più corti non si evince) “incarnano” un messaggio di Sergio Marchionne ai dipendenti dello stabilimento napoletano. Si tratta del primo spot classista anti-sindacale, primo caso in Italia, in cui un datore di lavoro comunica agli operai le scelte a disposizione. Lo slogan scelto è “L’Italia che ci piace”. Da una parte c’è quella che produce, che sfida il mercato, che lavora con impegno e dall’altra ci sono gli italiani del folklore, di Pulcinella e dei maccheroni. Le formiche e le cicale. Una campagna che riflette la seccatura di Marchionne rispetto alle resistenze dei sindacati circa il suo “modello produttivo Fiat”. 
Un messaggio agli operai di Pomigliano ma anche un’offesa a tutti i napoletani e alla napoletanità, che secondo l’azienda torinese sarebbe l’immagine folcloristica, pittoresca e degradante del paese.

Lo spot, recitato da una voce fuori campo, inizia con degli spaccati contrapposti dell’Italia: l’arte, l’inventiva, il talento per iniziare bene, come se non appartenessero anche questi ai napoletani, decadendo poi nel folklore e nella disoccupazione a cui fa da contraltare l’impiego offerto da mamma Fiat a Pomigliano. Messaggi negativi (ma il folklore è negativo a prescindere?) immortalati su immagini di Napoli: un Pulcinella in un teatro, quartieri popolari agghindati da panni stesi, giovani disoccupati con lo sguardo spento e arrabbiato sullo sfondo di un mercato rionale, uno skyline di Pomigliano con lo stabilimento ai piedi del Vesuvio dove l’operosità è rimarcato come “Italia capace di grandi imprese industriali”.

”Noi possiamo scegliere quale Italia essere”, dice lo speaker, come dire che possiamo scegliere se essere l’opulenta cultura piemontese o quella pigra napoletana. La scelta è sottolineata da un nuovo contrasto di concept visivi: da una parte artisti e operai Fiat e dall’altra i maccheroni, il Vesuvio e il golfo; il tutto corredato da una riflessione inquietante: “è il momento di decidere se essere noi stessi o accontentarci dell’immagine che ci vogliono dare”. E qui viene fuori l’equivoco degli stereotipi degli italiani verso i meridionali che sono quelli degli stranieri verso gli italiani, con quel pizzico di invidia verso una città capace di esprimere se stessa nel mondo, nel bene e nel male.
Offese subliminali alla Napoletanità nell’associazione immagini-speakeraggio, e “pizzini” agli operai di Pomigliano già piegati alle volontà superiori e ora umiliati con messaggi anche eloquenti in uno spot che decanta un prodotto fatto bene, che se è tale è grazie a quegli stessi operai che fanno di Pomigliano un modello qualitativo ancorché produttivo.
Napoli offesa in tutto lo spot, anche nel finale dove una Panda esce dallo stabilimento, percorre il lungomare di Napoli e le strade costiere della Campania per poi approdare come d’incanto in Piazza dell’Anfiteatro a Lucca, da Sud a Nord, mentre la voce esclama “questa è l’Italia che piace”.
Il messaggio commerciale sembra voler dire agli operai di Pomigliano di smetterla di protestare e di mettersi a lavorare. Qualcuno dica a Marchionne che i napoletani hanno bisogno del lavoro ma non di costruire auto per sentirsi uomini migliori, per sapere di essere artisti, creativi e stakanovisti anche godendo dei piaceri delle proprie ricchezze paesaggistiche e della propria cultura. E se non fossero ottimi lavoratori, Pomigliano non sarebbe “il miglior stabilimento Fiat al mondo“ come da lui stesso asserito. Questo lo sapevano tutti, ma lui l’ha detto solo quando gli operai si sono piegati alle sue condizioni.
L’azienda torinese aveva già dato un segnale alla presentazione aziendale della nuova vettura, quando sulla brochure si leggeva “Noi siamo quello che facciamo”, riformulato nello spot; un claim che non è sfuggito a quegli operai che sanno cosa si legge su un muro di ingresso del forte piemontese di Fenestrelle: “Ognuno vale non in quanto è, ma in quanto produce“. In quella fortezza furono deportati i soldati napoletani che non volevano giurare per Vittorio Emanuele II.
Cornuti e mazziati, e lo sdegno monta.

Il movimento V.A.N.T.O. ha inoltrato reclamo al Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria affinchè si verifichi se esistano nella campagna pubblicitaria forme di comunicazione non conformi alle norme del “Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale”.

giovedì 12 gennaio 2012

Maledetta tosse!


Inverno. Per molti una stagione fastidiosa a causa dei problemi causati dal freddo e dall'umidità. Purtroppo il fumo e lo smog non aiutano le persone. Basterebbe evitare di fumare o di respirare lo smog dei centri cittadini per ridurre drasticamente i problemi connessi alla tosse. Ma siccome per niente al mondo un fumatore lascerebbe la sigaretta e siamo tutti succubi dei centri cittadini (io amo la campagna, per esempio) allora ci dobbiamo convivere con la tosse.
Per (s)fortuna nelle para-farmacie e farmacie abbiamo migliaia di prodotti che, con meno di 10 euro, ci permettono di assumere elementi chimici misteriosi. Questi medicinali ci faranno passare la tosse entro tre o quattro giorni. Abbiamo speso del denaro, il resto del medicinale diventa un rifiuto pericoloso, ma siamo ritornati sani. 

La presa di coscienza.
Non voglio stare qui a fare il moralista, ma la "vostra" tosse ha causato all'intero pianeta un piccolissimo, microscopico, insignificante danno: abbiamo prodotto un rifiuto pericoloso e difficilmente riciclabile o biodegradabile. Tra l'altro l'aver pagato quel medicinale alle grandi case farmaceutiche significa aver prodotto un flusso finanziario verso la finanza mondiale che genera guerre, colonizzazioni, distruzioni di massa, povertà e chissà quanti altri mali all'uomo. Non voglio minimamente addentrarmi nei problemi connessi ai test sugli animali, altrimenti non la finiamo più. Moltiplicate il vostro "generoso" versamento di 10 euro (considerando che il prodotto costa all'industria molto meno di 1 euro!) per milioni di persone che sono affette da questo disturbo e capirete cosa gira dietro un colpo di tosse.

Rimedi naturali contro la tosse.
Provo a far un piccolo riassunto riguardo le ricette naturali contro la tosse. Il mio consiglio è: prima di andare a comprare un medicinale contro la tosse (sempre che non ci sia già la febbre, di cui parlerò prossimamente) provate per due o tre giorni una di queste ricette:

UVA e MIELE - L’uva è uno dei rimedi naturali più efficaci per curare la tosse. L’uva è molto utile come mucolitico, e può dare risultati efficienti anche un in paio di giorni. Prendere una tazza di succo d’uva mischiato con un cucchiaino di miele.

NOCI e BURRO - Le noci sono molto utili per la tosse secca. Lasciare a mollo per tutta la notte sette noci sbucciate. Al giorno dopo vanno grattugiate fino a formare una pasta molto sottile. Aggiungere alla pasta di noci venti grammi di burro e di miele. Da prendere di mattina e di pomeriggio.

CIPOLLE e MIELE - La cipolla cruda è molto utile come rimedio naturale per la tosse. La cipolla va tagliata a pezzettini, per poi estrarne del succo. Mischiare un cucchiaino di succo di cipolla con un cucchiaino di miele, e conservarlo per quattro o cinque ore. Da prendere due volte al giorno.

UVA PASSA e MIELE - Una salsa preparata con l’uva passa è molto efficacie nel curare la tosse. Per preparare la salsa basta macinare 100 grammi di uva passa con dell’acqua. Mischiare alla salsa 100 grammi di miele, e metterla sotto una fonte di calore per farla condensare. Quando raffreddata, prendere venti grammi ogni notte prima di andare a dormire.

ANICE - L’anice è un altro rimedio naturale efficace per la tosse. Ha la caratteristica di “rompere” il muco. Prendere un te di anice regolarmente.

LA DIETA
Nei casi più seri, consumare tanto succo di arancia e acqua.

Adottare una dieta a base di frutta fresca per due o tre giorni. Bere sia limonata (senza zucchero) che acqua liscia.
Una volta passati i sintomi più seri della tosse, si può adottare una dieta ben equilibrata, con una enfasi ai cereali e ai vegetali leggermente cucinati.
Evitare caffè, carne, zucchero, condimenti pesanti, bibite, caramelle e tutti i prodotti con zucchero e farina.


AMBIENTE
Inutile dire che l'ambiente in cui viviamo e lavoriamo influisce sull'esito della cura. Evitate i luoghi con assenza di ventilazione, molto affollati e insalubri. Praticamente vi sto dicendo di non prendere i treni di TRENITALIA.
Evitate zone polverose, umide. 
Evitate di fumare (per quanto vi sia possibile. Ricordate che la Philip Morris produce la maggior parte delle sigarette in vendita ed è una multinazionale "molto" pericolosa ed influente sulle sorti di molte nazioni....al massimo coltivatevi una piantina di tabacco in casa e fumatevi una foglia "rullata". E' molto meno dannosa di una sigaretta acquistata)


Nel prossimo articolo vi parlo di raffreddore e febbre. Buon inverno a tutti.....e non fumate: ormai siete grandi, mica bambini.


domenica 18 dicembre 2011

Il lavoro è davvero necessario?




Il servizio postale statunitense sembra essere l'ultima vittima del lento ma costante aumento della tecnologia. L'ufficio postale dovrà ridimensionare drasticamente le sue operazioni, o semplicemente spegnerle del tutto. Così 600.000 persone saranno senza lavoro, e 480.000 pensionati di fronte restrizioni di termini contrattuali.
Possiamo incolpare uno di destra che tenta di minare lavoro, o uno di sinistra che cerca di preservare i sindacati di fronte ai tagli aziendali e governativi, ma il vero colpevole in questo caso è l'e-mail.


Le persone inviano -22% di oggetti via posta rispetto a quattro anni fa, optando per il pagamento online.


Le nuove tecnologie stanno devastando l'occupazione, dai pagamenti EZ-pass alle Google car, automobili senza conducente che rendono i comuni taxi obsoleti. Ogni programma nuovo di un computer sta fondamentalmente sostituendo l'uomo in un compito, ma il computer di solito lo fa più veloce, più preciso, più economico, e senza costi di assicurazione sanitaria.
Ci piace credere che la risposta appropriata è quello di formare l'uomo per il lavoro di livello superiore.
Così il presidente Obama va in televisione, e dice che il grande problema del nostro tempo è il lavoro, lavoro, lavoro.
Ho paura di chiedere anche questo, ma da quando la disoccupazione è veramente un problema? Capisco che tutti noi vogliamo buste paga, vogliamo cibo, riparo, vestiti e tutte le cose che i soldi comprano, ma abbiamo tutti voglia di posti di lavoro?
Stiamo vivendo in una economia dove la produttività non è più la meta, ma lo è l'occupazione.


Questo perché fondamentalmente abbiamo praticamente tutto, l'America è abbastanza produttiva che potrebbe alimentare, educare e anche fornire assistenza sanitaria per tutta la sua popolazione, con solo una piccola parte che lavorano.


Secondo la Food and Agriculture Organization, c'è abbastanza cibo prodotto per fornire tutti nel mondo con 2.720 chilocalorie per persona al giorno, nel frattempo le banche americane sono sovraccariche di proprietà pignorate e demoliscono abitazioni vacanti, per ottenere le case vuote per i loro libri.


Il nostro problema non è che non abbiamo materiale a sufficienza, ma che non abbiamo modo sufficiente per permettere alle persone di lavorare e dimostrare di meritare questa roba.


Il lavoro come lo conosciamo oggi è un concetto relativamente nuovo, le persone possono avere sempre lavorato, ma fino all'avvento della società nel primo Rinascimento, molte persone semplicemente lavoravano per loro stesse, producevano scarpe, polli spennati, o creavano valore in qualche modo per gli altri, che poi scambiavano o pagavano per i beni e servizi, dal tardo Medioevo, la maggior parte d'Europa era fiorente ai sensi del presente accordo.
Gli unici che perdevano ricchezza erano gli aristocratici, che dipendevano dai loro titoli, e dal ricavare soldi da coloro che lavoravano per loro.


E così inventarono i monopoli, per legge le piccole imprese che producevano tanto furono chiuse, e la gente doveva lavorare per le grandi aziende, da allora in poi, per la maggior parte di noi, il "lavorare" è divenuto lo scopo per ottenere un "lavoro".


Dell'era industriale in poi le tecnologie, come la catena di montaggio, era meno importante per rendere la produzione più veloce e più economica, e gli operai più sostituibili, in quanto serviva per dare lavoro a chi aveva poche competenze.


Ora che siamo nell'era digitale, stiamo usando la tecnologia allo stesso modo per aumentare l'efficienza, licenziare più persone, ed aumentare i profitti aziendali.
Mentre questo è certamente un male per i lavoratori e sindacati, ma quanto realmente fa male per la gente, non è questo lo scopo della tecnologia? La domanda che dobbiamo cominciare a chiederci non è come possiamo impiegare tutte le persone che sono rese obsolete dalla tecnologia, ma come possiamo organizzare una società intorno a qualcosa di diverso dal lavoro? Potrebbe lo spirito di impresa che attualmente associa il termine "carriera", essere sostituito da qualcosa di più collaborativo, propositivo, e con maggiore significato?


Al contrario, stiamo cercando di utilizzare la logica di negoziare in un mercato di finta scarsità, quando in realtà viviamo nell'abbondanza, ciò che manca non è il lavoro, ma un modo di distribuire equamente il bottino che abbiamo generato attraverso le nostre tecnologie, in un mondo che produce troppo.


La risposta comunista a questa domanda era distribuire tutto in modo uniforme, ma minò la motivazione ed il mercato del lavoro. L'opposto, risposta liberista (e il modo in cui sembrano andare le cose in questo momento) sarebbe quello di permettere a coloro che non riescono a capitalizzare di soffrire, di tagliare i servizi sociali insieme ai loro posti di lavoro.


Ma ci potrebbe essere ancora un'altra possibilità, qualcosa che non si poteva immaginare fino all'era digitale, il pioniere della realtà virtuale, Jaron Lanier ha recentemente ricordato, che non abbiamo più bisogno di produrre cose per fare soldi, possiamo invece scambiare informazioni sulla base dei prodotti.
Iniziamo dichiarando che il cibo ed il riparo sono diritti umani fondamentali, il lavoro che facciamo, il valore che creiamo, è per il resto quello che vogliamo: costituisce la roba che rende divertente la vita, che da un significato.
Questo tipo di lavoro non favorisce l'attività creativa, e a differenza dell'età dell'occupazione industriale, la produzione digitale può essere fatta da casa, in  modo indipendente, anche in una rete peer-to-peer, senza passare per grandi aziende.


Siamo in grado di creare giochi per gli altri, scrivere libri, risolvere problemi, educare e ispirarci l'un l'altro, tutto attraverso i bit invece di roba, e ci paghiamo tra noi usando gli stessi soldi che utilizziamo per acquistare roba vera.


Per il momento, come ci muoviamo per rallentare l'economia mondiale, attraverso la distruzione degli alimenti e demolendo case, potremmo desiderare di smettere di pensare a lavori come il principale aspetto della nostra vita.

Essi possono essere un mezzo, ma non un fine.

sabato 17 dicembre 2011

Alimentazione e malattie

The China Study: il ruolo dell'alimentazione nella genesi delle malattie
di Valerio Pignatta - 16/12/2011

Fonte: il cambiamento

 

The China Study, di T.Colin Campbell e Thomas M. Campbell, è il risultato di uno studio epidemiologico durato 27 anni e finalizzato ad indagare la relazione tra alimentazione e genesi delle malattie. Si tratta di una ricerca che conferma alcune delle tesi fondamentali da sempre sostenute dalla medicina naturale.



the china study
The China Study è il risultato di uno studio epidemiologico durato 27 anni
Dopo molti anni di lavoro dedicato al settore salute e alimentazione di Macro Edizioni e dopo aver visto nascere e fatto circolare molti libri che hanno preparato nella società un 'terreno' fertile e ricettivo a una nuova concezione di salute integrale, è davvero con grande piacere e soddisfazione che ho curato l'edizione italiana di questo testo che è destinato a far parlare di sé molti scienziati, medici e nutrizionisti nei prossimi anni.
The China Study contiene il riassunto di uno studio portato avanti con grande serietà e rigore scientifico per quasi un trentennio da importanti personalità del mondo accademico e istituzionale statunitense e cinese. Esso conferma inesorabilmente il punto di vista sull'alimentazione e sulla salute divulgato dai libri di alimentazione naturale e igienista negli ultimi vent'anni.
Finalmente abbiamo la dimostrazione epidemiologica che un regime dietetico che abusa di proteine animali influisce in modo determinante sulla genesi di molte patologie anche degenerative e gravi come il cancro, il diabete e le malattie cardiovascolari. Anzi. Lo Studio Cina (e altre ricerche prese in considerazione, e a supporto, nel libro) arriva a consigliare un consumo minimo di proteine animali o addirittura la loro completa eliminazione.
Le correlazioni dieta-malattia sono illustrate molto bene nel testo, con tanto di grafici e convenzioni di statistica medica assunte. Un metodo rigoroso assolutamente indiscutibile e che dovrebbe finalmente spingere molti medici e dietologi a discuterne e a prenderne atto. È un testo monumentale che, lo dico subito, ritengo sia stato un dovere pubblicare.
È uno studio di un'ampiezza e una complessità enorme, che sta sollevando un vero polverone intorno alle medicine convenzionali in tutto il mondo.
genetica
La genetica non è il fattore predominante nella genesi delle malattie
Finalmente abbiamo la verifica di alcune delle tesi fondamentali che abbiamo sempre sostenuto:
- la genetica non è il fattore predominante nella genesi delle malattie;
- le speranze della genetica per il futuro ignorano tutto quello di molto più semplice che si può fare già oggi;
- il controllo ossessivo di grassi, carboidrati, colesterolo e omega-3 non dà come risultato una buona salute;
- vitamine e integratori sono d'aiuto ma non possono risolvere tutto da soli;
- farmaci e chirurgia non curano le malattie da cui siamo affetti;
- i medici non sanno esattamente cosa consigliare per rimanere in buona salute;
- un cambio di dieta può indurre guarigione nel diabete;
- solo con la dieta e lo stile di vita si può guarire dalle malattie cardiache;
- il cancro al seno è correlato a una situazione ormonale alterata che è determinata dal cibo che mangiamo
- il consumo di latticini aumenta il rischio di cancro alla prostata;
- gli antiossidanti contenuti in frutta e vegetali sono correlati a una migliore performance mentale nella terza età;
- i calcoli ai reni possono essere prevenuti con una dieta salutare;
- il diabete di tipo 1, quello che insorge nei bambini ed è una delle più devastanti malattie che ci siano, è correlato allo stile di vita e alimentazione dei bambini stessi e non ad altro;
- vari tipi di cancro sono correlati al consumo eccessivo di proteine animali;
- e molto altro ancora.
Si tratta dei risultati di una ricerca, non di una teoria, con 50 pagine di bibliografia scientifica mirata alla dimostrazione pratica di ogni affermazione fatta. Le conclusioni di questo studio, in sostanza impossibile da confutare, se applicate salverebbero milioni di vite umane e ne eviterebbero la sofferenza.
colin campbell
Gli studi di T. Colin Campbell nel settore dell'alimentazione sono cominciati cinquant'anni fa
T. Colin Campbell (l'altro autore è suo figlio che l'ha aiutato nella stesura), Ph.D., è uno scienziato puro (non un medico) (insegna Nutrizione biochimica alla Cornell University) che ha potuto fare questa ricerca solo grazie a fondi interamente pubblici.
I suoi studi nel settore alimentazione sono cominciati cinquant'anni fa. Suo padre aveva una fattoria e lui è stato per anni un nutrizionista che asseriva l'importanza della dieta americana basata su latte, carne e uova. Dopo il dottorato presso la Cornell University è stato per vent'anni in varie Commissioni di ricerca della National Academy of Science per collaborare alla stesura e allo sviluppo di politiche internazionali e nazionali sulla nutrizione e la salute. Direi che è stato molto obiettivo in seguito, dato che mano mano che avanzava nella sua ricerca scopriva che non era vero che le proteine animali fossero così salutari per l'essere umano. Anzi. Oggi asserisce che la sana nutrizione è la vera scienza biomedica del futuro.
Il libro analizza anche le interconnessioni tra case farmaceutiche e salute e i meccanismi con i quali esse influenzano la percezione e la 'cura' delle malattie.
In effetti questo testo è il più importante studio epidemiologico mai realizzato. È uno studio durato 27 anni, realizzato in collaborazione con le università di Cornell e di Oxford e la Chinese Academy of Preventive Medicine e finanziato dai National Institutes of Health, dall’American Cancer Society e dall’American Institute for Cancer Research. Sono stai messi a confronto dati epidemiologici di pazienti americani, nippo-americani e cinesi.
carne
È stato indagato il ruolo dell'alimentazione nella genesi delle patologie degenerative e in particolare delle proteine animali
È stato indagato il ruolo dell'alimentazione nella genesi delle patologie degenerative (cancro, diabete, malattie cardiovascolari ecc.) e in particolare delle proteine animali. Ma sarebbe limitativo vederlo solo sotto questo aspetto. Il testo è una miniera di informazioni sulla salute oggettive, indipendenti e scientifiche di un valore senza limiti e di grande utilità ed efficace utilizzo. Vengono analizzati molti tipi di cancro, malattie delle ossa, dei reni, del cervello, obesità ecc. e il tutto è corredato, come si diceva, da numerosi diagrammi, tabelle e grafici di immediata comprensione.
The China Study è un libro in qualche modo atteso da molto. Atteso da tutta quella frangia di popolazione che ha sperimentato su di sé un nuovo paradigma di salute e alimentazione negli ultimi trent'anni, andando contro la cosiddetta informazione 'scientifica' dominante e seguendo il proprio sentire e una vocazione di umanità, naturalità e semplicità.
The China Study era atteso anche da quella parte di comunità scientifica sensibile ai temi della medicina naturale e biologica che trova qui finalmente conferma della validità della propria 'eresia' scientifica.
Auguro a questo testo una grande diffusione e la forza di penetrare nelle menti di chi ancora ha molti dubbi su alcune semplici verità legate alla correlazione cibo-malattia, che non sono per fortuna brevettabili. Il comportamento di un vero scienziato dovrebbe infatti consistere innanzi tutto nella sua capacità di mettersi in discussione e nell'avere una grande apertura mentale.
Auguro inoltre a chi leggerà questo libro e ha a cuore la salute del pianeta (oltre che la propria!) di trovare la convinzione per mettere finalmente in pratica un nuovo stile di vita che sarà di grande aiuto anche per la risoluzione dei difficili momenti socio-economici e ambientali che ci attendono.

Buona lettura e... rilettura.

mercoledì 14 dicembre 2011

Pane di Castagne


Questa ricetta è dedicata al ricordo di tutti quei briganti per dal 1861 al 1871, guidati dall'immagine di Sua Maesta Maria Sofia di Borbone, continuarono a combattere e a morire per la gloria del Regno delle Due Sicilie.
Dieci anni di guerra civile, come in Afghanistan, come in Sudan, come in Palestina, come per gli Indiani d'America, e come tanti altri Paesi del mondo dove si continua a combattere per difendere la propria identità, le proprie tradizioni, la propria cultura.
I miei amici briganti durante la loro vita da combattenti contro le truppe dell'invasore, continuarono a vivere nascosti nei boschi e spesso erano costretti, per sopravvivere, a cibarsi delle risorse del bosco.
Questa ricetta non l'ho ancora provata, ma vi assicuro che entro domenica questo pane di castagne sarà sulla mia tavola.

Ingredienti per circa 7 panini:
  • 200 g di farina 0
  • 150 g di farina di castagne
  • 3 prese di sale
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiai di miele di castagno
  • 80 g di uvetta
  • 50 g di gherigli di noci ridotte in piccoli pezzi
  • 10 g di lievito di birra (poco meno di metà cubetto)
  • 200 ml di acqua
Se cercate un produttore di farine di castagne, vi assicuro che tra Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia....avrete l'imbarazzo della scelta. Peccato che la farina di castagne che vendono nella G.D.O. sia tutta importata dai Paesi dell'Est. Io vi indico un produttore a caso http://www.castagne.com/
Ma vi esorto a trovare quello più vicino a casa vostra.

Preparazione: Setacciate insieme le due farine con il sale, poi sciogliete il lievito e lo zucchero nei 200 ml di acqua tiepida ed unite il liquido ottenuto alle farine, aggiungete l’olio ed il miele e lavorate con i polpastrelli fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo.
Coprite la pasta con della pellicola trasparente e lasciate lievitate per circa 3-4 ore in un luogo tiepido e senza correnti d’aria.
A questo punto, sgonfiate delicatamente l’impasto, incorporate delicatamente l’uvetta (precedentemente ammollata in acqua tiepida e poi strizzata) e i gherigli di noce (oppure le castagne bollite e spezzettate).
Rimpastate velocemente per amalgamare i nuovi ingredienti e formate dei panini da circa 100 g l’uno, incideteli leggermente al centro con una croce e lasciateli lievitare ancora per circa 40 minuti coperti con un telo di cotone, poi infornate in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 15-18 minuti.

Lasciate raffreddare su una griglia, per disperdere l'umidità residua anche dal fondo.

Buon appetito.

sabato 10 dicembre 2011

Usurocrazia; per favore ditemi che sto sbagliando!

Sono ragioniere pure io, non sarà una bella cosa, ma questo sporco lavoro qualcuno lo deve pur fare. E come ragioniere mi sono dovuto "bere" tutte le caxxate sparate dal Luigi Zappa e il suo caro compare Fabio Besta, due figli della umiliante "unità di Taglia".
E come tanti miei simili mi sono dovuto bere anche le cosmiche stronxate riferite all'interesse sul capitale.
Numeri e numeretti in grado di portare tanta gente al suicidio. Strano da credersi.

Mentre meditavo sulla funzione dell'interesse sul capitale mi è capitato anche di esaminare alcuni passi del Corano, libro sacro per la religione Islamica.
Al riguardo vorrei sottoporvi un piccolo pensiero pescato in rete.


“PECUNIA NON PARIT PECUNIAM”
L’etica islamica, nella prospettiva che gli è propria fin dalle origini, non fa che sviluppare i princìpi comuni alla civiltà abramica nel suo insieme, volti alla “soddisfazione congiunta dei bisogni materiali e spirituali” . Per esempio, il divieto islamico del prestito a interesse (ribâ) era presente anche nel Cristianesimo antico, quando già nel IV e V secolo i Padri della Chiesa, sia greci che latini, vi si opposero strenuamente, richiamandosi, oltre all’Antico Testamento, allo stesso Vangelo (Lc VI,35). Dice a tal proposito il Corano: “Iddio ha permesso il commercio e proibito l’usura”, e anche: “O voi che credete, temete Dio e rinunciate ai profitti dell’usura, se siete credenti”.
Anche il mondo ellenico classico che, come afferma il Papa, fu elemento essenziale per la costituzione della civiltà cristiana a seguito “dell’incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione” , vedeva nella moneta solo un mezzo simbolico di scambio, l’unità di misura fra due beni tra loro altrimenti incomparabili, che non poteva a propria volta essere misurata e fatta oggetto di tale scambio e quindi venduta o comprata come fosse a sua volta una merce . “Nella dottrina islamica, come nella critica aristotelica alla crematistica, la moneta in sé deve essere improduttiva. Il denaro deve svolgere soltanto la funzione di mezzo di pagamento e unità di conto” .
I grandi filosofi dell’antica Grecia analizzarono con interesse il problema dell’uso della moneta, evidenziandone soprattutto gli aspetti negativi. Se nella Repubblica Platone esprime una condanna assoluta all’uso improprio del denaro , Aristotele afferma chiaramente che la vera funzione della moneta è quella che si ha nello scambio e non nell’accrescimento mediante l’interesse . La moneta è, per sua natura, “sterile”: Pecunia non parit pecuniam, riporta un detto medievale, “il denaro non genera denaro”.
“INTERESSE” REALE E RESPONSABILITÀ DI IMPRESA
Un risvolto pratico di tale principio riguarda un tema di estrema attualità come quello, oggi molto discusso, della responsabilità di impresa. Il divieto di interesse, infatti, implica, per esempio, che chi presta il denaro sia consapevole dell’utilizzo che ne viene fatto e partecipi ai risultati dell’impresa, tanto negli utili che nelle eventuali perdite. Anche nel caso delle Istituzioni Finanziarie Islamiche (IFI), è comunque necessaria la partecipazione responsabile del credente innanzitutto sul piano delle intenzioni . Vi è chi partecipa con le proprie competenze e con il proprio tempo e lavoro e chi partecipa solo per mezzo delle proprie risorse; entrambi devono però essere uniti nella stessa responsabilità di perseguire una medesima finalità concreta e condivisa.
Anche in questo senso è interessante notare come lo stesso Pontefice affermi che “sempre meno le imprese, grazie alla crescita di dimensione e al bisogno di sempre maggiori capitali, fanno capo a un imprenditore stabile che si senta responsabile a lungo termine, e non solo a breve, della vita e dei risultati della sua impresa, e sempre meno dipendono da un unico territorio. Inoltre, la cosiddetta delocalizzazione dell’attività produttiva può attenuare nell’imprenditore il senso di responsabilità nei confronti di portatori di interessi, quali i lavoratori, i fornitori, i consumatori, l’ambiente naturale e la più ampia società circostante”.
È ormai indubbio che sia sempre più urgente il recupero di una maggiore “fiducia reciproca e generalizzata” negli scambi commerciali, intesa anche da Benedetto XVI come principio cardine sul quale si deve basare il mercato stesso . Anche il divieto di ribâ, interesse, nasce dalla necessità, nella finanza islamica, di legare ogni profitto a una forma reale di lavoro e a rapporti di reciproca collaborazione e fiducia tra gli uomini: si tratta pertanto di un principio spirituale imprescindibile e volto da sempre ad arginare la creazione di un mondo virtuale e parallelo di speculazione “delocalizzata”, che ha raggiunto oggi, nell’esasperazione di certi modelli finanziari basati unicamente sull’interesse, livelli veramente parossistici. Già un anno fa Christine Lagarde, Ministro dell’Economia Francese, nel paese laico per eccellenza, di fronte alla grave crisi generata da un sistema economico al collasso, aveva in proposito dichiarato: “La finanza islamica presenta vari vantaggi, sopratutto perché condanna la speculazione”.
Su queste stesse basi, un altro aspetto fondamentale della legislazione islamica riguarda il divieto di fondare l’economia sulla libera concorrenza, spingendo invece i credenti a edificarla sulla mutua collaborazione. Più precisamente l’Islam ammette la legge della domanda e dell’offerta, ma il capitale impiegato in un affare economico si lega esclusivamente all’acquisto dei mezzi di produzione e agli altri costi vivi per il conseguimento di un successo economico e non alla messa a frutto di interessi o di speculazioni finanziarie. A tale proposito, la collaborazione con i lavoratori, a cui si deve corrispondere un giusto salario, assume un’importanza rilevante, in quanto attraverso la produzione di beni o servizi essi contribuiscono attivamente all’effettivo rendimento del capitale impiegato e al successo dell’operazione imprenditoriale, unico vero “interesse” reale di tutti.

...ma allora perchè dobbiamo versare gli interessi alle banche che ci danno i "nostri" soldi.

Proviamo a fare due calcoli.
Quando un privato cittadino prende i soldi dalla banca (usuraia) cosa fa? Prende soldi e li restituisce aggiungendogli un importo calcolato attraverso una percentuale, per esempio il 5 per cento. Cioè per ogni cento denari dovrà restituirne la ventesima parte più l'importo preso in prestito.

100 al 5% = 100+5 = 105

Fin qua sembrerebbe tutto regolare, ripeto sembrerebbe.
Il signore che ha preso il denaro ci rimette il 5% di quanto ha avuto in prestito. Adesso, però, vediamo quanto ha guadagnato la banca (usuraia).

La banca prende pezzi di carta colorata dalla BCE al 2% (per esempio) e lo presta al 5% (sempre per esempio). 
Secondo voi quanto ha "guadagnato"? Semplice, mi risponderete, ....

......la banca ha guadagnato il 3%!!!!!!! Cioè 5%-2%.

SBAGLIATO

Se io acquisto una merce a 2 e la rivendo a 5 ho guadagnato 3, 
ma non il 3%

Rivendendo ciò che ho pagato a 2 a 5 ho guadagnato (io banca) il

150%

Prendiamo 2, lo moltiplichiamo per 150 e lo dividiamo per 100 e otteniamo

3

La banca che prende denaro dalla BCE al tasso del 2% e lo presta al "povero Cristo" al 5% ha guadagnato il

150%

Questa è l'usura del sistema bancario

Lo stato iTagliano protegge gli "interessi" della banche attraverso la legge. La legge, in materia finanziaria, viene fatta "osservare" dalla Guardia di Finanza (non potrebbe fare altrimenti!).
Ma allora vuoi vedere che la Guardia di Finanza fa gli interessi delle banche? Vuoi vedere che i soldi che noi versiamo per il debito pubblico non sono altro che soldi di interessi a tassi esageratamente usurai. E vuoi vedere che chi difende questa ignominia sono proprio coloro che dovrebbero proteggere gli interessi di un popolo?

Ribaltiamo la situazione al "povero Cristo"
Ritorniamo all'esempio del "povero Cristo".
Nel momento in cui ha preso i soldi "a interesse" dalla banca (usuraia), lo ha fatto per acquistare una merce che avrebbe rivenduto con il guadagno del 20%. Nulla di speciale: una partita di patate novelle.
Se un amico gli chiede soldi in prestito, secondo voi a che "tasso" deve prestarli?
Se mi dite al 20% vuol dire che "commercialmente" è esatto. Se, però, presta quel denaro al 20% il nostro "povero Cristo" è un usuraio.
....ma lo stesso denaro è stato prestato dalla banca con un guadagno del 150%.