Debito Pubblico Italiano

domenica 22 giugno 2014

I capelli come terminazioni nervose


"Avete mai visto un gatto senza fibrille?"


L’ informazione che sto passandovi forse potrà sembrarvi curiosa, particolare, ma è coerente con altre mie ricerche e sperimentazioni, e fa parte del ciclo di informazioni sui capelli su cui ho sempre cercato risposte. E vuole essere solo un punto di partenza e discussione per ulteriori approfondimenti.
La nostra cultura porta le persone a pensare che i capelli siano una questione di preferenza personale, che la pettinatura sia una questione di moda e/o convenienza e che il modo in cui le persone tengono i loro capelli sia semplicemente una questione di cosmetica.

A questo riguardo, la storia che ho trovato in rete sul vietnam e gli indiani di america, non so se realmente sia leggenda metropolitana o meno, ma fa pensare e riflettere. Pensate solo al paragone storico più famoso che è quello di Sansone che prese la forza quando gli tagliarono i capelli. Poi chissà forse è un altra leggenda  ma sicuramente c’è del vero, perchè tutte le storie o leggende nascondano un pizzico di verità .
Si parla qui di guerra del Vietnam, quando la moglie di uno psicologo che lavorava al VA Medical Hospital e che lavorava con veterani di combattimento fece una scoperta attraverso degli appunti del marito:
In pratica quel che lesse in quei documenti cambio’ radicalmente la sua vita. E  il marito, conservatore di mezza età, lascio’ crescere i suoi capelli e barba senza piu’ tagliarseli. Ma sopratutto il VA Medical Center glielo lascio’ fare ed altri uomini molto conservatori del suo staff seguirono il suo esempio.
Sembra che durante la Guerra del Vietnam delle forze speciale nel dipartimento della Guerra avessero spedito degli esperti agenti segreti per setacciare le riserve degli Indiani d’America, alla ricerca di talent scouts, giovani forti addestrati a muoversi furtivamente in un aspro terreno . Cercavano soprattutto uomini con abilità di inseguimento eccellenti, quasi sovrannaturali. Prima di essere avvicinati, di questi uomini selezionarti con cura, si aveva documentazione attestante che erano esperti in sopravvivenza ed inseguimento.
Con le solite lusinghe, le frasi ammalianti d’uso per arruolare nuove reclute, si stilava una lista di alcuni di questi indiani abili nell’inseguimento, dopodiché accadeva una cosa incredibile. Qualsiasi fosse il talento o l’abilità che essi possedevano nella riserva…improvvisamente queste sembravano scomparire misteriosamente, poiché recluta dopo recluta fallivano nel compito sul campo.
Fallimenti nelle prestazioni e seri accidenti portarono il governo a stipulare un contratto per un costoso test di queste reclute e questo fu cio’ che ne emerse:
Quando alle reclute piu’ vecchie fu chiesto perché avevano fallito nel compito atteso, queste risposero in modo consistente che dal momento in cui furono loro tagliati i capelli, come richiesto dall’esercito , non furono piu’ in grado di “sentire il nemico, né di accedere al loro 6° senso, né fare riferimento alla loro intuizione, né leggere i segni sottili o accedere ad informazioni extrasensoriali”.
Cosi l’istituto di ricerca recluto’ altri Indiani con quelle caratteristiche, ai quali non tagliarono i capelli e che vennero poi testati in varie aree. Poi misero insieme due uomini che avevano ricevuto lo stesso punteggio su tutti i tests. Lasciarono i capelli lunghi ad uno dei due, mentre all’altro fecero un taglio militare e li ri-sottoposero ai test. L’uomo con i capelli lunghi ripetutamente mantenne un alto punteggio mentre l’altro fallì i tests in cui precedentemente aveva ricevuto un punteggio alto.


Ecco un tipico test:
“la recluta sta dormendo nel bosco. Un “nemico armato” gli si sta avvicinando. L’uomo coi capelli lunghi viene risvegliato da un forte senso di pericolo, e se ne va molto prima che ilnemico sia vicino, molto prima di sentire dei rumori provenienti dal nemico in arrivo.
(…) Lo stesso uomo con i capelli lunghi, viene risottoposto al test questa volta con i capelli tagliati e fallisce i tests che precedentemente aveva passato. Quindi il documento raccomando’ che tutti gli Indiani “inseguitori” fossero esentati dal taglio militare.

COMMENTO
Il corpo dei mammiferi si è evoluto nei milioni di anni. Le capacità di sopravvivenza di animali ed umani, a volte sembrano quasi sovrannaturali. La scienza se ne esce sempre piu’ con nuove scoperte sulle sorprendenti abilita’ di sopravvivenza dell’uomo e dell’animale. Ogni parte del corpo deve eseguire un lavoro altamente sensibile per la sopravvivenza ed il benessere del corpo nel suo complesso. Il corpo ha una ragione per ogni parte di sé.
I capelli sono un’estensione del sistema nervoso, e possono essere visti correttamente come nervi esteriorizzati, un tipo di sensori altamente evoluti, o “antenne” che trasmettono vaste quantità di informazioni importanti perché vengano processate dal cervello , dal sistema limbico e dalla neocorteccia.
Non solo: i capelli e la barba negli uomini, forniscono una informazione che raggiunge direttamente il cervello, ma i capelli emettono anche energia: l’energia elettromagnetica emessa dal cervello nel mondo circostante.
Questo è stato visto nella foto Kirlian, quando una persona viene fotografata con i capelli lunghi e poi rifotografata con i capelli corti . Quando vengono tagliati i capelli, le trasmissioni e l’invio di informazioni da e verso l’ambiente, viene grandemente ostacolato. Il risultato è che c’è un senso di “intorpidimento”.
Il taglio dei capelli è un fattore che contribuisce alla non consapevolezza dello stress ambientale negli ecosistemi locali, ma anche un fattore che contribuisce alle insensibilità nelle relazioni di ogni tipo e alla frustrazione sessuale.
CONCLUSIONE
I capelli sono un dono straordinario della natura. e forse per gli uomini tagliarseli cortissimi o a”zero”, magari solo per “migliorare l’estetica”, nascondendo diradamenti e peluria  fine sulla testa   non è una buona soluzione, cosi come tenere sempre la barba rasatissima sempre. Molto meglio lasciarli crescere cosi come sono senza neanche tingerli più. E da un punto di vista yogi, i capelli lunghi contribuiscono ad accrescere l’energia Kundalini che aumenta la tranquillità, la vitalità e l’intuizione.
Si dice anche che tagliare i capelli impedisca la trasmissione di luce dalle ossa della fronte alla ghiandola pineale, che colpisce l’attività del cervello, la tiroide, e gli ormoni sessuali.
I capelli dirigono anche l’energia solare per i lobi frontali, dove si svolge la meditazione. Questi agiscono come “recettori”, come condotti che permettono una maggiore quantità di energia cosmica
La storia di Dalila e Sansone nella Bibbia contiene molta verità in codice in serbo per noi. Quando Dalila taglia i capelli di Sansone, Sansone, un tempo invincibile- fu sconfitto.

di Luca Speranza

lunedì 12 maggio 2014

La vocazione di un territorio: musica e petrolio


Scommettiamo che nessuno sa dove si trova la più antica e celebre scuola di arpisti della penisola italica e invece tutti sanno dove si muore di tumori legati ai giacimenti petroliferi?
Vi lascio ad un servizio apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 12.05.2014, grazie a Nicola Patruno.


Musica e petrolio. Nella parte più bassa del belvedere – di fronte alla sede comunale - che domina sulla val d’Agri in cui spicca l’impianto per l’estrazione del petrolio, c’è una scuola di musica. Basta scendere due rampe di scale per trovarla. Attratti dalla melodia che si diffonde nell’etere. È la scuola che accoglie tutti i giovani che vogliono imparare a suonare l’arpa. Già, l’arpa, uno strumento magico, in grado di diffondere il «suono di Dio», che rappresenta il simbolo della città. Ogni città si identifica con qualcosa che fa parte della sua più radicata tradizione. E quando dici Viggiano, circa 3500 abitanti, nel cuore dell’alta val d’Agri, nella parte occidentale della provincia di Potenza, qualcuno come un’eco ti risponde: «la città dell’arpa».
Una tradizione antica, che affonda le radici nella notte dei tempi. I primi ad introdurre l’arpa – secondo una delle ipotesi più accreditate, tra leggenda e realtà – sarebbero stati i monaci basiliani, che intorno al decimo secolo crearono una comunità. Nel loro monastero c’erano abili liutai, specializzati tra l’altro nella costruzione dell’arpa di musica popolare. Una tradizione che Viggiano non ha più perso. E che non è stata minimamente scalfita dall’avvento dell’oro nero, quindici anni fa, che ha portato soldi e polemiche. L’arpa rimane la sua espressione più genuina. L’arpa è una delle eccellenze di tutta la Basilicata. Appena entri in città una targa accoglie i turisti: città dell’arpa e della musica. Il suono di questo strumento «a pizzica» viene diffuso nell’aria, soprattutto in alcuni giorni festivi, da appositi diffusori sistemati nella piazza principale.

Una tradizione musicale, tra arpa popolare e colta, ormai conosciuta in tutto il mondo, assicurano da queste parti e recitano alcuni siti internet, ma che ancora «sfugge» a molti lucani. Una cultura musicale che l’amministrazione comunale sta cercando di rinverdire con un progetto varato circa otto anni fa: il parco della musica. I primi passi sono stati già fatti. Da un paio di anni è diventata realtà la scuola di musica. È frequentata da quindici allievi. Tutti giovani promesse che in due anni hanno raggiunto un invidiabile livello di preparazione. Spicca su tutti Manuel. Dice di lui Lincolm Almada, di origini argentine, uno dei tre maestri che attualmente insegnano nella scuola dell’arpa, che lui definisce instrumentos de los Dioses. «È un ragazzo promettente. Può arrivare molto lontano. È già pronto per far parte di una orchestra. In futuro vedo per lui una luminosa carriera artistica, non solo in Italia ma a livello internazionale».
Accompagnamento e melodia: l’arpa si suona anche come «gioco di squadra». Il cosiddetto ensamble: i suoni delle arpe, più armoniosi quelli con le corde di budello, si intrecciano tra di loro fino a regalare melodie che nessun altro strumento è in grado di imitare. Un saggio dell’abilità di questi giovani musicisti viene da Giorgia («a lei piace comporre», dice il suo maestro), ma pure da Giovanna, la mascotte del gruppo. In tutto cinque ragazzi, ciascuno con la propria arpa (che può costare anche 4mila euro). «I ragazzi si interessano della musica classica e popolare - afferma con voce anch’essa armoniosa il maestro Almada -. Una cosa fantastica. La nostra è l’unica scuola in Italia».
A caccia dell’arpa perduta: le vecchie arpe sono ormai introvabili. L’ultimo esemplare di Arpa ottocentesca costruita a Viggiano, acquistata tanti anni fa da una turista giapponese, è stata trovata quasi per caso durante un concorso canoro a Salsomaggiore, in cui si sono classificati al secondo e terzo posto due giovani arpisti viggianesi. È stata riacquistata per tremila euro ed ora è conservata come una reliquia al Comune. Tentativi di restaurare arpe antiche (qualcuna se ne trova ancora) sono tutti miseramente falliti perché «il legno col tempo si logora e letteralmente “esplode” di fronte a un tiraggio delle corde che esercitano un peso di oltre trecento chili», spiega Francesco Nardelli, appassionato ed esperto di arpa. A Viggiano infatti non si costruiscono più arpe da oltre un secolo. Ma una giovane generazione è pronta a raccogliere questa eredità. A rassicurare tutti su un possibile consolidamento di questa vocazione con l’istituzione di una «scuola per liutai» è l’assessore al turismo Nicola Fruguglietti. Dice: «Da qualche tempo si sono messi insieme sei-sette ragazzi che hanno iniziato a costruire arpe come facevano i loro padri artigiani. Inoltre siamo in cerca di un contenitore che ospiterà un museo della musica».
Dalla musica mariana alla musica popolare. Una evoluzione secolare che Viggiano utilizza come strumento per catturare turisti. E le occasioni non mancano. Tra l’altro ogni anno - questa è la settima edizione - dall’inizio di luglio appuntamento con la musica in piazza. Quest’anno tra i motivi di richiamo ci sarà la cantante e musicista irlandese Enya. Le prenotazioni stanno già fioccando. E l’arpa ovviamente sarà la principale protagonista. Qualcuno osserva in lontananza la «centrale» del petrolio, che porta oro nero in mezza Basilicata: non si capisce bene se è un segno di approvazione o di condanna.

mercoledì 16 aprile 2014

2014: lo stato dell'arte del meridionalismo

(Attenzione: contiene una buona dose di parolacce)

Il mio professore di diritto delle superiori (marpione) era solito raccontare un ritornello: " Le donne si dividono in due categorie quelle impure e le altre, invece, pure". Naturalmente lo raccontava sorridendo e alludendo al doppio senso che ne scaturiva. Colgo questo piccolo spunto per una riflessione un po' più ampia. In particolare mi riferisco alla "necessità" delle persone di etichettarsi in un ambito piuttosto che in un altro, avendo come risultato l'aver creato ciò che prima non c'era.

Il "bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto" è un criterio che avvelena l'esistenza di coloro che si pongono il problema. E questo criterio genera, normalmente, discussioni, dibattiti, azioni, reazioni, sconvolgimenti, frustazioni, pentimenti, tutti elementi negativi che agevolano chi, invece, se ne strafotte e vive alle spalle della gente che si pone il problema.

Nei "malfamati" ambienti meridionalisti spesso (anche troppo spesso n.d.r.) si passa il tempo a cogliere le virgole, i punti, le frasi non dette, gli sguardi mancati, e ad ogni evento si genera un discussione che coglie tutti di sorpresa. Si coglie il disagio di gruppi di meridionalisti che sono pronti a scendere alle armi contro l'altro gruppo di meridionalisti. E intanto i bastardi del sistema (mi riferisco ai politici di turno, ai magistrati di Brescia, agli onorevoli "porci" di Roma (mi scuso con gli animali) continuano a prendersi gioco di noi aumentando le tasse, riducendo i servizi, favorendo le banche, favorendo i poteri occulti. Nel frattempo lasciamo i nostri figli a marcire tra un giochino sulla playstation e il "grande fratello" in televisione.

Ma siete sicuri che sia questa la soluzione?

Avete capito con chi abbiamo a che fare? Con gente crudele, con inetti con la pistola in mano, con emeriti coglioni messi ai posti di comando che si fottono milioni di euro per non far un cazzo e rovinare la gente, chi lavora, chi suda ogni giorno per mandare avanti la propria azienda, il proprio sogni, per mandare a scuola i propri figli, per aiutare gli anziani ammalati.

Invece i meridionalisti si soffermano a guardare l'accento sul "né" se è acuto o grave (vi ricordate Amedeo?) facendone una colpa assoluta. Ci si sofferma ad esaminare la forma ortografica della frase che denuncia le morti della Terra dei Fuochi. Ci si sofferma a considerare se un militante meridionalista prima era di destra o di sinistra. Ci si sofferma a considerare se alla manifestazione abbiamo portato la bandiera rossa o la bandiera nera.....e i porci pasciono

Mi dispiace ragazzi, così non va! Non ci siamo proprio.

Quando ho deciso di prendermi l'onere di una delegazione di Insorgenza a Bari, l'ho fatto nella piena coscienza che sarebbe stato un enorme problema da affrontare, vista la situazione della mia famiglia. Anche se abbiamo riunioni settimanali di un paio di ore, mi sento colpevole di togliere quel tempo alla mia famiglia, ma lo devo fare. Sono colpevole di non averlo fatto prima, magari cinque anni fa, quando ero più libero. Adesso ho la piena coscienza di quello che faccio e non voglio tirarmi indietro per nessun motivo. Sono pronto a subire tutte le conseguenze delle mie scelte, anche le più catastrofiche, ma ritengo che un uomo non possa passare tutta la vita a nascondersi cercando di essere un altro. Deve affermare quella che è la sua personalità e confrontarsi con gli altri senza maschere. Senza mezzi termini.

Una volta decisa la meta tutti i mezzi sono validi per raggiungerla e se qualcuno trova scuse o impedimenti è solo perché non ha le palle per andare avanti. La cosa che dico sempre ai miei amici: "non segnalatemi problemi, segnalatemi le vostre soluzioni ai problemi che ci sono e insieme li risolviamo".

Smettetela di venirmi a rompere le scatole con azioni clamorose da compiere nottetempo mettendo a serio pericolo la propria vita. Sono finiti quei tempi. Adesso bisogna azionare il cervello (statisticamente i più dotti ne usano solo il 10%). I nostri cari e vecchi briganti hanno perso la loro battaglia perché hanno preferito usare il cuore, mentre quei bastardi di piemontesi usavano armi sofisticate, mosse strategiche, leggi ad hoc, aizzavano la popolazione, provocavano sommosse. Tutto questo con l'intelligenza, usando il cervello. Sicuramente tra loro c'era chi era d'accordo e chi meno, chi era sulle palle e chi era simpatico, chi parlava bene e chi balbettava. Ma loro hanno vinto e questo è il punto da considerare.

Il panorama meridionalista sembra popolato di vecchie bizzoche pronte a prendersi per capelli per un posto in prima fila alla funzione della domenica. L'unica etica che si riconosce è quella dell'invidia, del sotterfugio, del doppio senso (come il professore di diritto).

Ma chi cazzo vi credete di essere? Non siete nessuno fino a quando non mi dimostrate di aver vinto una battaglia. Fino a quando non esalate l'ultimo respiro sotto la carica dei celerini. Con le vostre chiacchiere non riuscirete a convincermi. Non siete altro che la brutta fotocopia di quei quattro coglioni che ci fanno credere di fare politica e fanno i loro porci comodi alle spalle della gente.

Vi atteggiate a grandi uomini, ma non siete nemmeno "femminielli" di borgata. I grandi uomini, quelli veri, si sono sempre distinti per l'umiltà e non certo per come hanno usato il prossimo o come lo hanno denigrato. Raccogliete le vostre brutte figure e fatevi un falò col calore dell'esame di coscienza. Abbiate il coraggio di dire "ho sbagliato" e al mondo intero apparirete come dei nuovi profeti. Dimostrate di saper piangere e avrete tutte le porte aperte. Usate il cervello e vincerete tutte le battaglie fino alla vittoria finale.

Con le nostre armi (bandiere, volantini, magliette, putipù e triccheballache) non andiamo da nessuna parte, non si vince nessuna guerra. Dobbiamo imparare ad usare l'arma più letale del mondo: la lingua armata col cervello. Solo così possiamo convincere la gente e vincere il nostro eterno nemico.

Finiamola di dividerci in impuri e gli altri, invece, puri (manca la rima!) Siamo tutti figli ad una cagna, stiamo tutti nella cacca. O ci aiutiamo, siamo in grado di fare un piccolo passo indietro o non andiamo da nessuna parte.

giovedì 31 ottobre 2013

PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE LA REGIONE NON LO SVUOTI CON LA DEROGA PREVISTA

Mi hanno chiesto di pubblicarlo così com'è, ed io eseguo. Ma, sinceramente, non so quale valore possa avere cercare di contrastare un'amministrazione così cieca.
Buona lettura.

N. VENDOLA
PRESIDENTE REGIONE PUGLIA
A. BARBANENTE
Assessore  ASSETTO DEL TERRITORIO
QUINTA COMMISSIONE AMBIENTE
Consiglio Regionale

Il Nuovo PIANO PAESAGGISTICO  TERRITORIALE REGIONALE   è motivatamente   presentato dalla Regione  come strumento-modello di pianificazione territoriale , sia per essere il primo  approvato   d’ intesa con il governo nazionale, sia per  la nuova cultura che  lo caratterizza: la  tutela del territorio attraverso la sinergia tra  ben definiti vincoli  e l’incentivazione  di progetti e  azioni  virtuose,  promosse all’interno di una visione eco-sistemica,   dalla  molteplicità di fattori  interconnessi (territorio, salute, economia,cultura, etc.).
Tuttavia l’indiscutibile novità e validità del PPTR rischia di essere inficiata e svuotata nei fatti, dall’ art. 95 delle sue Norme di attuazione: esso ripropone, A FAVORE DI OPERE PUBBLICHE O DI PUBLICA UTILITA’, lo strumento della DEROGA  alle prescrizioni del tit.VI delle norme dei beni paesaggistici, purchè   in sede di autorizzazione paesaggistica tali opere  risultino compatibili  con gli obiettivi di qualità (art. 37) e non abbiano alternative.
L’art.95, nonostante tale  debole rimando e limite, contrasta con l’impianto contenutistico-strategico- normativo del Piano: lo vanifica e delegittima , rappresentando  un segnale ad eventuali interessati su possibili fragilità e impugnabilità dell’intero impianto ,  utili per metterlo in discussione o per rivendicare in sede giudiziaria  interessi privatistici;  favorisce l’elusione di strumenti di tutela e velocizza  iter autorizzativi.  Infine  la deroga prevista  è ad ampio raggio, sia a  favore  di opere pubbliche, sia di opere di pubblica utilità: queste, realizzate  da privati, perseguono analoghi interessi , ma  sono dichiarate  tali solo perché offrono servizi pubblici (in tale categoria possono rientrare gasdotti, case di riposo, supermercati,  strutture sportive , alberghiere, etc).
Infine l’istituto della  deroga non sembra legittimato dal Codice dei beni culturali (in cui non v’è  , che  norma dettagliatamente  la elaborazione dei Piani paesaggistici regionali.
E’ incomprensibile e contraddittorio che la sventurata prassi della  DEROGA AL PUTT, finora concessa spesso dalla Regione per diverse opere  ( es. superstrade, discariche, etc., di pubblica devastazione del territorio, proprio perché autorizzate in deroga ai vincoli del PUTT che lo  dovrebbe tutelare) ritorni anche come norma del  PPTR! E ciò ne inficia gravemente la sua novità ed efficacia nel perseguire gli obiettivi prefissi.
Su tali  negative ricadute  per la tutela ambientale ha argomentato  l’avv. T. Millefiori in un recente articolo su LEXAMBIENTE; è sollevato anche il problema  della possibile incostituzionalità della Deroga ( in ciò confortato da altri giuristi, tra cui anche l’ avv. P. Quinto).




In tale  lavoro si  richiama il giudizio del prof. S. Amorosino, per il quale i meccanismi derogatori con rozzezza eludono e degradano la disciplina paesaggistica  istituita dal Codice del paesaggio ( cfr.“La Corte costituzionale  tutela il paesaggio contro i tentativi elusivi delle regioni” in Riv. Giur.edile 2009); viene ricordato che la Deroga dell’art. 95, estesa anche ai beni regionali tutelati dallo stato (art. 136 del Codice b.c.).può produrre  un  probabile conflitto tra   esso e la regione: infatti la Corte Costituzionale   ha ribadito  che la omogeneità della  tutela del paesaggio sul territorio nazionale ,di competenza statale ,  esclude la discrezionalità delle norme regionali(sent.182-2006. 367-2007);  si ricorda infine la sentenza del  Consiglio di stato (sez. VI 220, 2013) in cui si rimarca  che le regioni, che  con la propria pianificazione dovrebbero rafforzare gli strumenti e gli obiettivi di salvaguardia del territorio, con la deroga  invece  attenuano, eludono,  forse  negano vincoli e autorizzazioni, anche derivanti dalla tutela statale, finalizzate alla Conservazione del paesaggio
La Regione può credibilmente imporre giusti vincoli ai cittadini, solo se anch’ essa li rispetta per le opere pubbliche e non favorisce , con la deroga, l’ elusione-violazione delle norme di tutela paesaggistica a favore di corposi interessi privatistica, per opere dichiarate di pubblica utilità…!
 PER QUESTO  RITENIAMO CHE  LA DEROGA  PREVISTA  DALL’ART. 95 DEVE ESSERE ABROGAT!; QUANTOMENO ESSA VA DRASTICAMENTE LIMITATA, RESTRINGENDOLA  A POCHE CATEGORIE  BEN DEFINITE DI  SOLE OPERE PUBBLICHE (ES. OSPEDALI, SCUOLE, FERROVIE), RAFFORZANDO IL PROCEDIMENTO DI VALUTAZIONE SPECIFICA E NON LIMITANDOLO AI DEBOLI DETTAMI DELL’ART. 37; DALLA DEROGA ESSA VANNO ESCLUSE LE OPERE  DI  “PUBBLICA UTILITA’”, MA ESPRESSIONE DI INTERESI PRIVATISTICI.
Lo richiede, l’onestà e la coerenza culturale ,  l’obiettivo dell’ efficace tutela ambientale, la credibilità pubblica del messaggio che il PPTR intende dare.

Distinti saluti

LECCE  OTTOBRE 2013


ACQUA BENE COMUNE Puglia,  Movimento  per la TUTELA DEGLI ULIVI E DEI PAESAGGI di Puglia, PEACELINK  Taranto.  Rete  Pugliese COMITATI BENI COMUNI, Lega Naz. DIRITTI ANIMALI, sez. regionale; Ass. BIOLOGI AMBIENTALISTI PUGLIESI;
NO AL CARBONE, Lista BRINDISI BENE COMUNE, SALUTE PUBBLICA – Brindisi;
Coord. Prov.  PARCO TERRA DELLE GRAVINE, WWF – Taranto;
 Ass. DOTTORI AGRARI E FORESTALI, CONF. ITAL. AGRICOLTORI, FORUM AMBIENTE E SALUTE, CITTADINANZATTIVA,  WWF- -  Lecce;
Mov. Per la GOVERNABILITA’ XII OTT. , Bari; SYSSTIA Laboratorio Progettazione sociale , Gravina di Puglia; NO TAP Melendugno; SOS COSTA SALENTO;  NO STATALE 275, Capo di leuca; Com. ANTINUCLEARE, Maruggio; IL GRILLAIO, Altamura;Coord. Civico TUTELA DEL TERRITORIO, Maglie; LIZZANOATTIVA; TERRA ROSSA, Mesagne;
Osservatori civici  salentini per la tutela ambiente- progetto UE “CHOEIRS”;
L.  MARCHETTI, già sottosegretaria ministero ambiente, univ. Foggia; D. FINIGUERRA, cofondatore  naz.di  “SALVIAMO IL PAESAGGIO”  e  di  “STOP CONSUMO DEL SUOLO”;
 A.COLOMBO, M. DI GIULIO, E. IMBRIANI, P. SANSO’, G. METAFUNE, univ. Salento; R. GUIDO, dir. “QUI SALENTO”

domenica 27 ottobre 2013

Malattie indotte e malattie reali: il diabete


115

Questo numero per un diabetico è un miraggio. E' il valore medio normale degli zuccheri nel sangue. E' una soglia che una persona normale trova nelle proprie analisi cliniche. Per un diabetico raggiungere questo soglia significa fare un sacco di sacrifici e introdurre  continuamente sostanze chimiche sotto forma di pillole, compresse, iniezioni, fialette, cerotti transdermici, ecc.



Valori medi della glicemia
  • NORMALITÀ A DIGIUNO  →  Glicemia  = 60-110 mg/dL
  • ALTERATA GLICEMIA A DIGIUNO  →  Glicemia  = 110-125 mg/dL
  • RIDOTTA TOLLERANZA GLICIDICA  →  Glicemia  = 140-200 mg/dL
  • DIABETE  →  Glicemia  ≥ 126 mg/dL

Stamattina sono stato da mio padre: 86 anni, diabetico da 40 anni, tracheostomizzato da 10 anni, sofferente di varie patologie, tra cui pressione alta e artrite reumatoide.
Quando mi ha visto la prima cosa che ha sussurrato quando sono arrivato è stato 115
Siamo riusciti a debellare questo problema dopo un mese di sperimentazione semplicemente modificando quello che mangiava. Ho sostituito la pasta acquistata nei normali negozi con una pasta ad alto contenuto di fibre e il latte di mucca con latte di mandorla.
Nell'ultima settimana non ha più assunto medicinali per il diabete, pur continuando a controllarsi tre volte al giorno il valore della glicemia.



Adesso lasciatemi sfogare

(attenzione ché contiene vocaboli osceni)


Per quale cazzo di recondito motivo ogni volta che siamo stati al controllo in ospedale, mai nessun deficiente (nel senso che deficita, è carente) di dottore gli ha mai spiegato che continuando ad alimentarsi con la normale pasta e il normale latte i livelli di glicemia sarebbero stati sempre alti e avrebbe sempre avuto bisogno di medicinali?
Perché continuano ad alimentare i diabetici ricoverati negli ospedali con pastine di merda fatte con grani "tossici"?
Il giuramento di Ippocrate è solo una presa per il culo?
Gli hanno solo raccontato la favoletta che il diabete è una malattia cronica e ormai non lo lascerà più, deve utilizzare farmaci per contrastarlo, deve controllare il peso, deve mangiare poco pane, deve mangiare più pesce e frutta. TUTTE STRONZATE.

indice glicemico

Mi permetto di ringraziare i tecnici dell'azienda Farine Loconte  per aver prima promesso e poi mantenuto l'impegno per questo miracolo. Mi auguro che tutti potranno beneficiare di questa possibilità. Tutta gente affetta da disturbi legati all'alimentazione
Buona visione a tutti del filmato che vi parla della nostra alimentazione

lunedì 8 luglio 2013

Resort eco-compatibili: in Europa a Nova Siri Marina (Mt) e Stoccolma



A Nova Siri primo resort ecocompatibile
NOVA SIRI MARINA - Nell'Italia dei paradossi, questa storia rappresenta una specie di record. Succede lo scorso 24 maggio, a Stoccolma: in una convention internazionale sulla bioarchitettura, applicata alle strutture turistiche, si tirano le somme del vecchio continente. Coi Paesi scandinavi a dare l'esempio, Germania in crescita, Olanda in flessione, Spagna indietro, Italia ai livelli della Tunisia. Salvo due casi, uno a Riva del Garda l'altro a Nova Siri. E vabbè, il Trentino è il Trentino. Ma Nova Siri, cos'ha fatto per meritare questa platea di architetti e green designer provenienti da mezzo mondo? Ha realizzato il primo vero eco resort del Paese, anzi visto che Spagna, Grecia, Turchia e Croazia fanno orecchi da mercante la struttura ai piedi della Sila (ma rigorosamente in Basilicata) potrebbe essere il primo eco resort del Mediterraneo.

Oltre a Stoccolma se ne parla ormai dappertutto, specie negli ambienti particolarmente sensibili al settore: ma il punto vero è che il Sira non si è fregiato di una "declinazione tanto per" - chi vuoi che venga a controllare se si tratta veramente di una struttura ecologica - ma è andato molto oltre i suoi stessi programmi. Al suo posto, soltanto lo scorso agosto, c'erano i resti di un decrepito camping. L'obiettivo della Soleado SrL (che fa parte della capofila Castroboleto SpA) era realizzare una struttura eco compatibile innanzi tutto con l'ambiente, quindi con le finanze e con la legislazione a disposizione.

E invece? «Invece abbiamo bruciato le tappe - spiega Nicola Rondinelli, amministratore unico Soleado SrL - realizzandolo in soli 11 mesi. Ma non conta in quanto tempo l'abbiamo realizzato, per noi importa come». Costo dell'opera 6,6 milioni di euro, di cui solo 1,5 sono soldi pubblici (messi a disposizione dall'Unione europea), il resto tutti soldi privati. «Ci siamo indebitati con le banche - aggiunge Rondinelli - abbiamo potuto farlo, visti i tempi che corrono, solo per la nostra reputazione e il nostro passato. Altrimenti». Altrimenti non si sarebbe all'inaugurazione, avvenuta lo scorso 8 giugno di fronte a una folla incredula "sul perché". Perché proprio qui? Perché così? Con la metà della spesa sostenuta dalla Soleado SrL, abbattendo un po' di pini (quasi nessuno di quelli che esistevano è stato spostato, anzi per come sono incastrate le unità abitative sembra che gli abbiamo chiesto ) e gettando cemento a perdita d'occhio, oggi al posto del Sira oggi ci sarebbe una struttura che tempo due anni avrebbe già riportato il saldo in attivo.

Invece il Sira attende a momenti la ceritificazione EcoLabel, che consente a strutture a impatto zero di fregiarsi di un circuito sociale di tutto rispetto. Quello del Nord Europa. «E' a loro che guardiamo con una certa attesa - argomenta Rondinelli - poiché sono quelli che, negli anni, hanno sviluppato una sensibilità all'argomento che noi italiani, sinceramente, non abbiamo». La copertura in pannelli fotovoltaici (realizzati dalla italo-tedesca Holzabau) del campo sportivo polivalente produce 90mila kw/h all'anno, rendendo la struttura energicamente indipendente. Tutte le unità abitative non conoscono l'offesa del cemento, a nessun livello: legno lamellare pretrattato, coibentato e decorato con vernici eco compatibili, le ha rese molto simili a casette di marzapane: quasi inoffensive rispetto al contesto (tant'è che i mobili al loro interno sono privi di formaldeide, l'essenza principale di tutti i mobili del mondo dall'Ikea in giù).

Nessuno spreco: l'aria condizionata viene spenta da una finestra aperta, sono dei sensori ad avvisare che lo spreco sarebbe inutile e dannoso per la natura. La concezione del verde, manco a dirlo, pensata a tavolino: solo macchia Mediterranea, in grado di crescere al sole potente di queste parti ma anche a ombreggiature piuttosto prolungate. Il Sira eco resort, progettato da Arkiron e Antonio Acito, doveva costare 9 milioni di euro: lo ribadiamo, nessun soldo pubblico. Il costo è stato limato a 6,6, in attesa di essere portato a 128 unità abitative complessive (alcune delle quali rigorosamente destinate a diversamente abili). Per i miracoli c'è tempo, se da Stoccolma si interessano a noi mentre in Italia si continua a costruire selvaggiamente. una ragione ci sarà. Un po' come succede per le macchine (a proposito, qui quelle di servizio sono rigorosamente elettriche!), che in Italia vengono ridisegnate una infinità di volte pensando che possano essere gli optional a fare la differenza e non la loro stessa consistenza (ovunque, nel mondo, si progettano auto a idrogeno o con pannelli fotovoltaici).

E per l'appunto alle macchine, va il nostro ultimo pensiero: alle ruote, prima vera scoperta dell'uomo dopo gli elementi naturali. Perché, se per qualsiasi ragione questo posso dovesse ricambiare ancora pelle negli futuri, non ci sarà bisogno di alcuna demolizione: basterà montare sotto queste casette di marzapane delle ruote (già predisposte), per portarle altrove o addirittura via. Naturalmente, a impatto zero.

di Davide GrittaniLa Gazzetta del Mezzogiorno - 06 Luglio 2013

mercoledì 13 febbraio 2013

La Costituzione delle Banane



La Costituzione oggi applicata in Italia è leggermente diversa da quella che viene riportata nei documenti ufficiali. Provo a descrivere la Costituzione effettivamente applicata.
Qui riporto la prima parte (principi fondamentali) della Costituzione oggi effettivamente applicata in Italia, la cosiddetta Costituzione materiale (nozione elaborata dal giurista Costantino Mortati).
Art. 1.
L’Italia è una dittatura tecnocratica (*), fondata sull’usura. La sovranità appartiene alle banche, che la esercitano nelle forme a loro più gradite.
Art. 2.
Il Sistema riconosce e garantisce solo gli interessi dovuti agli usurai, siano essi singoli o preferibilmente associati in forma di banche.
Il Sistema richiede ai comuni cittadini l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà economica verso le banche. Tali doveri comportano il pagamento di tasse crescenti nel tempo. Le tasse pagate allo Stato verranno da esso rigirate alle banche.
Art. 3.
I cittadini si organizzano in due caste: i cittadini comuni, per i quali si applica la legge, e i membri delle elite, per i quali la legge va opportunamente interpretata di volta in volta.
All’interno di ogni casta i cittadini possono essere ulteriormente differenziati di fronte alla legge, in base a sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.
È compito del Sistema rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, lasciando di fatto alcune libertà ai cittadini comuni, impediscono il pieno sviluppo della tecnocrazia delle banche.
Art. 4.
Il Sistema riconosce a tutte le banche il diritto a fare profitto strozzando i cittadini e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al profitto delle banche.
Art. 5.
Il Sistema schifa le autonomie locali, a meno che non siano utili alla dissoluzione dello Stato. Il decentramento amministrativo viene dissuaso tramite la leva finanziaria. Il principio del Sistema è che in prospettiva le autonomie devono sparire.
Art. 6.
Il Sistema non si preoccupa delle minoranze linguistiche, in effetti anche la lingua italiana verrà infine abbandonata a favore della lingua inglese, vera lingua del Sistema.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica cooperano nello strozzare i cittadini a favore delle banche, almeno fino a quando il Sistema deciderà di lasciarli in vita. Lo Stato e la Chiesa cattolica fingono di basarsi sui Patti Lateranensi per quanto riguarda i loro rapporti.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono uguali di fronte alla legge, ma una è più uguale delle altre, ed è laChiesa cattolica (vedi precedente art. 7).
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno per ora diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, ma è bene che facciano attenzione, in particolare quella islamica.
Art. 9.
Il Sistema disprezza la cultura, in quanto pericolosa per il potere, promuove la sostituzione di essa con spettacoli televisivi, preferibilmente di tipo “reality”. Scienza e tecnica sono invece apprezzate, purché siano finalizzate al profitto ed al miglior funzionamento del Sistema.
Il Sistema promuove la privatizzazione del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, in modo da farci profitto.
Art. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle necessità delle banche per quanto riguarda le relazioni internazionali. Nel caso ciò contrasti con qualche trattato internazionale, tale trattato verrà disconosciuto.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in base ai rapporti di forza tra l’Italia e loStato di provenienza dello straniero.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, verrà respinto indietro, preferibilmente in mare aperto. Nel caso riuscisse ad arrivare alla terraferma, verrà punito con la reclusione in campo di concentramento, seguita comunque dall’espulsione. Si possono tranquillamente estradare gli stranieri che manifestano opinioni politiche sgradite, incolpandoli di terrorismo.
Art. 11.
L’Italia rifiuta la parola “guerra” per indicare le sue offese alla libertà degli altri popoli e i suoi interventi armati per risolvere (o incancrenire) controversie internazionali: per indicare tali operazioni verranno usate nuove parole, per esempio “operazione di polizia internazionale”, “esportazione della democrazia”, “responsabilità di proteggere”, “difesa dei civili” e analoghe. È preferibile che il termine da usare per indicare gli interventi armati cambi ogni volta. L’Italia consente le limitazioni di sovranità utili a garantire un maggior profitto alle banche, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12.
Resta in vigore la bandiera tricolore italiana: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni. Essa sarà utile a indicare i tipici prodotti locali anche dopo l’abolizione dello Stato italiano (**). Mantiene inoltre il suo significato di identificazione della squadra per la quale gli italiani devono tifare durante le manifestazioni sportive internazionali.
Note
* Nel seguito viene usata per semplicità la dizione “il Sistema” per indicare tale dittatura.
** Una bandiera più adeguata per l’Italia di oggi è qui all’inizio dell’articolo. Ma non è quella solitamente usata.


La Costituzione della Repubblica Italiana
Principi fondamentali
Art. 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.[1]
Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. [2]
Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici. [3]
Art. 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.


mercoledì 2 gennaio 2013

I migliori rimedi contro influenza e mal di gola

"voi non ci crederete, ma io con questi pochi ingredienti riesco ad evitare problemi durante l'inverno. Non usate medicinali, ricordate solo che il vostro organismo, durante la cura, ha bisogno di riposo e calore"


Ho "rubato" questi consigli ad un altro blog, però ho evitato accuratamente di "rubare" anche i successivi consigli che si prodigavano con carne di pollo, piante strane ed altre menate varie. Ho lasciato solo l'essenziale.
Ricordatevi che, spesso, i medicinali vi aiutano da una parte e vi danneggiano dall'altra. La maggior parte dei medicinali per influenza crea problemi a carico dei reni, del fegato, dello stomaco e dell'intestino.
Spero vi siano utili questi consigli.



Magari il gusto non sarà eccezionale, ma come risultato il sistema immunitario ne sarà rafforzato, e senza ricorrere a farmaci. 

1. Tè all'aglio 

Un noto rinforzante del sistema immunitario è l'aglio, una pianta antibatterica e antivirale per combattere raffreddori, tosse e l'influenza. Uno dei modi migliori per sfruttare le proprietà curative dell'aglio è quello di bere del tè freddo all'aglio, zuccherato con un po' di miele grezzo. 

Prendere 2-3 spicchi di aglio fresco, schiacciarli con la lama di un coltello largo.Aggiungerlo a 2 tazze di acqua e portare ad ebollizione. Abbassare la fiamma e cuocere a fuoco lento per altri 15 minuti. Scolare l'aglio e lasciare raffreddare il composto. Aggiungere del miele, un pizzico di peperoncino di Caienna e una spruzzata di succo di limone. 
Se volete evitare l'aroma forte dell'aglio, potete prendere un'ostia da dolci, ammorbidirla con dell'acqua e incapsulare un pezzo di aglio. Ingoiare bevendo un bicchiere d'acqua


2. Cipolla rossa e miele 

Un rimedio meraviglioso per adulti o bambini che hanno la tosse è quello di utilizzare dello zucchero di canna o del miele grezzo e delle cipolle rosse per fare uno sciroppo calmante. Lavare, sbucciare e affettare la cipolla intera in orizzontale. Mettere le fette in una ciotola alternati a strati di miele grezzo o zucchero di canna. 

Coprire e lasciare la cipolla nella ciotola per circa 12-15 ore o durante la notte. Il giorno successivo, nella tazza si sarà formato un vero e proprio sciroppo, ottimo rimedio. 

3. Miele grezzo e limone per il mal di gola 

Una miscela di succo di limone fresco e miele grezzo fornisce sollievo per il mal di gola e aiuta a fermare quel leggero solletico alla gola che stimola la tosse. La vitamina C e antiossidanti presenti nei limoni freschi rafforzano il sistema immunitario, accelerando la guarigione. Mescolare il succo di 1/2 limone con 2 o 3 cucchiai di miele e sorseggiare nel corso della giornata.

lunedì 10 dicembre 2012

Una mela al giorno...t'ammazza!



di Mario Apicella

Quando ha preso piede nel dopoguerra l’agricoltura industriale, le nostre mele hanno subìto di colpo un triplice processo di degradazione
Tra i proverbi più famosi che l’Italia del dopoguerra aveva mantenuto, quello della mela al giorno per togliere il medico di torno era tra i più noti. Il proverbio in realtà è conosciuto ovunque, dagli Stati Uniti all’Europa, essendo di fatto la mela apprezzata come medicamento fin dall’antichità.

Le sue proprietà più evidenti riguardano la capacità di fungere da tonico muscolare e nervino, diuretico urolitico, antireumatico, antisettico intestinale, stimolante e decongestionante epatico, depurativo sanguigno e ringiovanente tissulare. Il tutto grazie alla presenza dei più importanti minerali - tra cui Ferro, Silicio e Cobalto - di diversi composti organici ed di note vitamine B1 e B2, C, Acido pantotenico nonché, soprattutto nella buccia, di vitamina PP.

Per un solo alimento queste proprietà e queste componenti, sono una vera ricchezza, che si potrebbe rimarcare per tutta la frutta e tutti gli ortaggi prodotti in modo naturale. Le mele tuttavia, per l’abbondanza con cui si è stati in grado di coltivarle, conservarle e quindi commercializzarle, sono da sempre destinate ad una larga diffusione e ad un notevole apprezzamento.

Quando ha preso piede nel dopoguerra l’agricoltura industriale, le nostre mele hanno subìto di colpo un triplice processo di degradazione:

1) Con le concimazioni chimiche i componenti essenziali si sono disarmonizzati producendo, ad esempio, minore resistenza alle malattie, minor profumo, minore sapore, minore conservabilità.

2) Con la selezione, la pubblicizzazione ed una ben congeniata imposizione di alcune varietà 'più produttive' (provate a cercare nei vivai come sui banconi dei supermercati qualcosa di diverso da Stark, Golden, Stayman, Renetta del Canada e Grany smith) si è verificata una notevolissima riduzione delle varietà coltivate, che oggi si contano sulle dita di una sola mano mentre a livello locale per la sola Italia si parla di 1.000-2.000 varietà esistenti (delle 200.000 stimate a livello mondiale), moltissime delle quali chiaramente a serio rischio di estinzione.

3) Con i trattamenti chimici prima e dopo la raccolta è stato imposto un indiscutibile innalzamento della loro tossicità che va ad alimentare l’effetto cocktail che indebolisce costantemente il meraviglioso corpo degli organismi viventi che se ne nutrono.


L'agricoltura integrata fingendo di rispettare l’ambiente, in realtà fissa perfidamente dei limiti ai quantitativi di concimi chimici, disserbanti e pesticidi
Nell’appassionata ricerca che viene fatta per recuperare le vecchie varietà locali di frutta, la scoperta più eclatante che risalta al cuore è proprio la resistenza alle malattie che dette varietà manifestano. Sembra quasi che nel perverso gioco della fantapolitica, ci sia stato un complotto per eliminare le più resistenti e costringere quindi il semplice contadino ieri e l’imprenditore agricolo oggi a trattare chimicamente un prodotto che nei secoli l’uomo aveva selezionato per nutrirsi, prevenire malattie ed epidemie, nonché curarsi.

L’ultima trovata in ordine di tempo da parte dell’industria agroalimentare è stata il lancio dell’agricoltura integrata, una vera e propria truffa che, fingendo di rispettare l’ambiente, in realtà fissa perfidamente dei limiti (spesso anche elevati) ai quantitativi di concimi chimici, disserbanti e pesticidi (pericolosissimi insetticidi e allucinanti funghicidi soprattutto), largamente utilizzati da questo tipo di agricoltura intensiva che, grazie ad un’acclamata riduzione dei limiti massimi imposti per legge, è riuscita a rubare all’agricoltura biologica i contributi che la normativa europea metteva a disposizione degli agricoltori bio per integrare il loro reddito, che sono stati così dirottati a sostegno di questa agricoltura inquinante che autogarantisce (senza controlli in campo) l’adesione ai disciplinari chimici.

Nella famosa Valle di Non il Comitato per il Diritto alla Salute, che vanta un migliaio di aderenti, sostiene giustamente che le mele avvelenano anche chi non le mangia. Di fatto la frutticoltura intensiva del melo praticata in Trentino (con estensioni medie della proprietà contadina di un solo ettaro) dove ci sarebbero tutte le possibilità per coltivare con il metodo dell’agricoltura biologica (come già fanno il 6% delle aziende) oltre ad un forte impatto paesaggistico, presenta un insostenibile inquinamento ambientale (aria, acqua e suolo), un serio pericolo per la salute pubblica, un indescrivibile limite alla qualità della vita, un marcato aumento delle patologie oncologiche.

In Trentino vengono utilizzati mediamente circa 58 kg/ha/anno (nei meleti Trentini coltivati con il metodo della truffa integrata si arriva a circa 90 kg/ha) di pesticidi, contro una media nazionale (comunque alta) di circa 9 kg/ha per un totale di oltre 2.150.000 kg di pesticidi venduti in Trentino nel 2010 (miliardi di euro all’anno di rendita diretta per l’industria farmaceutica, a cui si andranno ad aggiungere tutti i ricavi indiretti derivanti da chemioterapia e medicine palliative conseguenti).


Nella famosa Valle di Non il Comitato per il Diritto alla Salute sostiene che le mele avvelenano anche chi non le mangia
Molti dei nostri lettori si chiedono puntualmente come sia possibile che tutto ciò possa accadere. Non siamo assolutamente lontani dalla realtà se ricordiamo che le sperimentazioni nelle università di agraria, di veterinaria, di medicina e di farmacia - nonché negli svariati enti di ricerca - sono in massima parte sponsorizzate da multinazionali farmaceutiche che dal dopoguerra si sono letteralmente tuffate nel bussines agricolo, vero e proprio giacimento di arricchimento illecito per il loro futuro.

Vengono quindi puntualmente commissionate ricerche sui vantaggi di questo e di quell’altro prodotto chimico, mentre le ricerche 'indipendenti' di studiosi che considerano la tossicità dei residui chimici, lo scarso valore nutritivo dei frutti maltrattati, la riduzione delle proprietà organolettiche delle derrate agricole 'medicate', venivano e vengono puntualmente scartate dalle riviste 'scientifiche' che guarda caso hanno come sponsor, se non come proprietarie, le stesse multinazionali di sempre.

Questa determinante precisazione sfugge, o non è presa in considerazione, da quasi tutti i 'giornalisti scientifici' che si affannano a cercare negli studi esistenti pubblicazioni che possano parlare bene del biologico, ad esempio, e male del chimico, per concludere infine - su importanti riviste lette da decine di migliaia di persone - che i prodotti bio sono più pericolosi dei prodotti trattati o che grazie alle concimazioni chimiche il grano è più ricco di glutine per cui ci dà una pasta che regge meglio alla cottura.

Bisognerebbe invece avere una chiave di lettura più consapevole per comprendere meglio cosa ci viene rifilato e perché ci viene venduto, altrimenti si rischia di rimanere vittime dell’idea malsana che chiunque scrive o appare in televisione con un candido camice bianco non stia sponsorizzando una volgare merce, ma stia proclamando una profonda verità. (“L’ho sentito in televisione”, “lo ha detto il dr. Balanzone”, “dicono che è meglio”).



Bisognerebbe avere una chiave di lettura più consapevole per comprendere meglio cosa ci viene rifilato e perché ci viene venduto
Intanto nel distretto cinese di Luòchuân Xiàn, in una enorme vallata oggi anche conosciuta come “Terra delle mele” sono entrati in produzione 23.000 ettari di meleti industrializzati (tutto l’Alto Adige produce mele su 18.000 ettari) per cui ben presto una milionata di tonnellate di mele cinesi invaderanno il mercato mondiale fregandosene di agricoltura bio e truffa integrata, mentre i nostri ricercatori sono ancora sponsorizzati per creare varietà che, dopo la raccolta precoce di frutti acerbi e senza sapore (a volte con l’utilizzazione di sostanze che ne agevolano il distacco dall’albero), resistano alla dispendiosa conservazione a freddo e in atmosfera controllata.

Se questa è la tendenza soffocante che rende finto e spesso tossico ogni alimento prodotto industrialmente non dobbiamo dimenticare che esistono meravigliose varietà locali di frutta che possiamo salvaguardare, recuperare e valorizzare, partendo proprio dai nostri determinanti comportamenti quotidiani.

I contadini che custodiscono queste risorse sono in ogni campagna, alle porte di ogni città o addirittura all’interno delle stesse mura cittadine. Serve entrare in contatto con loro, chiedere semplicemente che alberi da frutta sono presenti in azienda, se vengono trattati chimicamente, che nome si ricordano eventualmente per le diverse varietà, quando si possono raccogliere, se è possibile assaggiarle.

Avere un contadino per amico significa avere piu possibilità di reperire cibo genuino, di superare i black out o gli scioperi dei trasportatori, di spendere meno e meglio, di aiutare le uniche persone che lavorano per produrre cibo (avendone affianco 4 a testa stipendiate per legiferare, consigliarli, agevolarli, promuoverli, controllarli e multarli).

Molte Regioni presentano nei loro siti elenchi e descrizioni di queste varietà. La Toscana ad esempio conserva (senza riuscirà ancora a valorizzarle) con un'apposita legge, ben 450 varietà di fruttiferi tra cui 80 mele, 70 pere, 27 ciliegie. Altre 6 Regioni (Lazio, Emilia e Romagna, Marche, Umbria e Basilicata) hanno una legge per la tutela e la valorizzazione di questa biodiversità locale.


Esistono meravigliose varietà locali di frutta che possiamo salvaguardare, recuperare e valorizzare
Il parco della Majella ha un interessante progetto intitolato Coltiviamo la biodiversità. La Puglia ha un atlante di produzioni tipiche locali in cui sono iscritte diverse varietà di fruttiferi. Una piccola associazione sull’Amiata lavora da sei anni su 168 varietà di vegetali locali. Sempre più vivai si specializzano nella produzione di antiche varietà di fruttiferi non sempre locali, ma comunque ammirevoli.

Una soluzione più radicale, che non ci stancheremo di proporre, vede la redazione di un manifesto per una reale sovranità alimentare in cui la tracciabilità dei prodotti chimici venga resa obbligatoria attraverso l’emissione di fatture conseguenti una specifica prescrizione.

L’Europa fa finta di pensarci, mentre in Italia serve una consapevole convergenza delle associazioni ambientaliste e delle stesse associazioni di categoria che rompa l’omertà insulsa su un argomento determinante per la salute di tutti ed il futuro del nostro cibo, delle nostre acque, della nostra agricoltura.

A poco serve denunciare l’aumento dell’inquinamento da pesticidi e l’escalation dei tumori tra i contadini se non si va alla radice del problema. Intanto, mentre Legambiente si coinvolge, la Cia ci vuol pensare, qualche agronomo si aggrega e due politici si fanno avanti. Serve un atteggiamento consapevole di chi ha imparato a ragionare: cerchiamo i coltivatori custodi, collaboriamo con loro affinché la biodiversità locale non venga dispersa e abbandonata come sta avvenendo in modo insulso per la Banca del Germoplasma di Bari, scriviamo ai nostri sindaci perché tutelino la nostra salute come è loro dovere. Se ci sapremo muovere, senza neanche agitarci troppo, prima o poi, ne siamo certi, una risata seppellirà gli ingordi e gli arroganti e i medici 'di torno' saranno meno ipocriti.

I semi del cibo a rischio - Campagna per la salvaguardia dell' agro-biodiversità Italiana


Il dibattito su come sia meglio oggi migliorare le piante che mangiamo dovrebbe essere riaperto ad un pubblico largo, cosi da capire meglio le scelte politiche che si stanno facendo nel settore agricolo.

La campagna per la salvaguardia dell' agro-biodiversità Italiana chiede:

-Accertare da subito lo stato dei semi da una commissione di esperti di germoplasma esterna al CNR;

-Trovare una struttura (Ministero dell'Agricoltura o struttura ad hoc, che lavora solo sulla conservazione del germoplasma della banca di Bari e lasciare una copia di backup al IGV CNR di Bari;

-Creare una Task Force per sviluppare un urgente progetto su due anni per la salvaguardia dei semi ancora vivi, prima che perdono la loro variabilità genetica;

-Creare una rete di contadini custodi disposti a rigenerare da subito una parte dei semi;

-Creare una rete di avvocati, scienziati, giornalisti, comunicatori, storici del cibo, cuochi, organizzazioni per il cibo biologico, contadini e consumatori che allertino il pubblico Italiano dell'importanza del germoplasma e della salvaguardia dell'agro- biodiversità per il futuro dell'agricoltura biologica per una sana alimentazione futura.

Per sostenere la campagna contattare : Kate at carlisle.k@gmail.com Nicoletta at nicolettafagiolo@yahoo.co.uk