Debito Pubblico Italiano

venerdì 28 ottobre 2011

AiutateCi ad AiutarVi

E' arrivato il momento di agire
Il mio appello è rivolto a tutti i Pugliesi (quelli con la P maiuscola) e se avremo successo dirameremo l'appello a tutti gli altri nostri vicini di regione.

Il 10 di ottobre abbiamo proposto una legge alla Regione Puglia

http://www.natobrigante.com/attivita/legge-regionale-puglia

Oggi abbiamo ritirato le schede per la raccolta firme e abbiamo pochissimo tempo per realizzare questo progetto. 

La legge prevede l'obbligo, da parte della Regione Puglia, di acquisto e consumo di prodotti agro-alimentari a "chilometri zero" in tutti i luoghi comunitari di somministrazione di alimenti.
Se riusciamo a raccogliere le firme occorrenti tutti gli ospedali, caserme, mense scolastiche e universitarie, refettori, ecc. saranno "costretti" ad acquistare prodotti della nostra terra e della nostra gente. 

Adesso abbiamo bisogno di tutti voi

RACCOLTA FIRME
Sarà sufficiente un tavolino ed una sedia, una penna e un sacchetto di buona volontà.
Se volete, potete farlo nel Vostro Comune di residenza e un rappresentante di NatoBrigante verrà ad assisterVi nella raccolta firme. Le firme si possono raccogliere in ogni momento ed in ogni luogo della Puglia. 
Vi consiglio di organizzarVi, almeno due persone per Comune di residenza, e darmene notizia presso il mio indirizzo di riferimento:


oppure potete lasciami un messaggio 

080.21.41.271


COMUNICAZIONE
Se conoscete Aziende produttrici pugliesi, in qualsiasi ambito, potete invitarLe a partecipare all'iniziativa.
  Non devono spendere un euro per l'iniziativa

Devono solo formalizzare la loro adesione alla nostra iniziativa a favore delle aziende pugliesi. Noi forniremo loro il materiale che potranno utilizzare nelle loro campagne pubblicitarie, forniremo loro la metodologia di diffusione di tale materiale e, se vorranno, collaboreremo alla raccolta firme per il consumo "chilometro zero".

 NON FATELO DOMANI, AGITE ADESSO 

Non stiamo chiedendo denaro, vogliamo solo realizzare un progetto che può rivoluzionare i consumi e le aziende pugliesi.

Dopo tante "chiacchiere" sul meridionalismo e sul CompraSud, siamo passati all'azione. Non abbandonate un sogno nel momento in cui si sta realizzando. 



Una domenica mattina passata a raccogliere firme nel vostro Comune sarà una possibilità in più che donerete ai vostri figli



DIFFONDETE QUESTO MESSAGGIO

AiutateCi ad AiutarVi

i vostri figli vi ringrazieranno.


sabato 22 ottobre 2011

Teatro: "Le origini del Male: Storia di una controversa teoria sulle origini dell'AIDS"

In questi giorni, per motivi personali, non posso seguire direttamente i miei interessi e mi scuso con coloro che mi seguono.
Visto che per il fine settimana è previsto solo cattivo tempo (chiaramente sto parlando della mia terra e dintorni), se qualcuno gradisce posso lasciargli la visione di questo pezzo teatrale o documentario. Presenta diversi spunti interessanti su un tema quanto mai attuale: l'AIDS.

Come tutti i drammi dell'umanità anche l'AIDS è coperto da tanti segreti e tante anomalie. Dopo tanto tempo, come il cancro, non si riesce ancora a venirne a capo. Ogni giorno centinaia di morti e centinaia di milioni di euro, dollari, vengono spesi per correre da un ospedale all'altro, da un medico all'altro, da un medicinale all'altro.

Diceva mia nonna:"Quando le cose appaiono confuse e non si riesce a venirne a capo i motivi possono essere solo due: o donne o denari". L'AIDS può anche far parte della prima ipotesi, visto che è considerata la malattia dei tradimenti,....ma per il cancro come la mettiamo?

Buona visione a tutti e mi auguro di potervi riavere subito tra i miei lettori.


lunedì 10 ottobre 2011

San Francesco e il consumismo

Mentre tutto il mondo piange lacrime, virtuali, per Steve Jobs, morto di cancro a 56 anni (sic transit gloria mundi), io preferisco ricordare l’onomastico di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia, di cui qualche giorno fa, il 4 ottobre, ricorreva l’onomastico, snobbato da quasi tutti i media italiani.


Quei pochi che ne hanno parlato lo hanno legato all’Unità d’Italia, con cui il fraticello di Assisi non ha nulla a che fare perché nato prima che questa sciagura si compisse, o ne hanno sottolineato la vocazione alla tolleranza e alla pace. Che ci sono sicuramente in Francesco.

Ma nella sua predicazione ci sono cose molto più attuali e non a caso sottaciute.

L’amore per la natura (frate Sole, sora Aqua).
Era un ambientalista con qualche secolo d’anticipo non potendo conoscere gli scempi dell’industrializzazione a cui nemmeno i suoi santi occhi avrebbero potuto reggere.

La predicazione della povertà.
Qui Francesco è veramente scandaloso. Scandaloso e attualissimo. Figlio di un mercante aveva capito o intuito, poiché era un genio oltre che un santo, dove ci avrebbe portato la logica del mercato. Modernamente, poiché noi non siamo santi, il termine povertà può essere tradotto con sobrietà, che è meno radicale.

Noi non abbiamo bisogno di ingurgitare, come cavie all’ingrasso, degradati da uomini a consumatori, ancora nuovi prodotti, nuove tecno, iPad, iPhone già arrivato, nel giro di un paio d’anni, alla quinta generazione, affascinanti quanto devastanti, o sciocchezze come le “linee di beauty per cani” (che vanno trattati da cani), gadget demenziali e insomma tutte le infinite inutilità da cui siamo circondati e soffocati. Abbiamo bisogno, al contrario, di smagrire e di molto. Abbiamo bisogno di una vita più semplice, più umana, senza essere ossessionati ogni giorno dai Ftse Mib, dall’indice Dax, dagli spread, dai downgrading.

C’è una possibilità realistica di arrivarci? Sì,volendolo e con alcune necessarie mediazioni. La parola chiave è autarchia, squalificata anche perché di mussoliniana memoria. Ovviamente oggi nessun Paese, da solo, potrebbe essere autarchico. Retrocederebbe a condizioni di sottosviluppo che non siamo più in grado di sopportare.

Ma l’Europa potrebbe essere autarchica. Ha popolazione, e quindi mercato, risorse, know how sufficienti per fare da sé.
Naturalmente l’autarchia ridurrebbe la ricchezza complessiva delle nazioni europee, ma “La Ricchezza delle Nazioni” non corrisponde affatto alla qualità della vita e nemmeno alla ricchezza dei singoli (negli Stati Uniti, il Paese più ricco e potente del mondo, ci sono 46 milioni di poveri, o per essere più precisi di miserabili che è un concetto diverso, quasi un quarto della popolazione). Si tratterebbe semmai, in questa ipotesi, di distribuire in modo più equo la ricchezza che rimarrebbe.
Ma un’autarchia europea ci porterebbe perlomeno al riparo dagli effetti più devastanti di quella globalizzazione che secondo le leadership politiche, gli economisti, gli intellettuali avrebbe fornito straordinarie chance e che invece si sta rivelando un massacro per i popoli del Terzo e ora anche del Primo mondo, sacrificati sull’altare di uno dei tanti “idola” moderni: il lavoro. Se continueremo a inseguire il mito della crescita, un giorno questo sistema, fattosi planetario, imploderà su se stesso, di colpo, e ci troveremo a vagare come fantasmi fra le rovine fumanti e i materiali accartocciati di un mondo che fu.



www.ariannaeditrice.it

sabato 8 ottobre 2011

Barletta: tutti evasori e lavoro nero?


di Luca Ricolfi - 26/09/2011

Da un po’ di mesi a questa parte il tema dell’evasione fiscale è tornato alla ribalta. Ma è un ritorno strano. A differenza di un tempo, neanche poi tanto remoto, in cui la lotta all’evasione fiscale era una bandiera della sinistra, mentre la destra mostrava una certa indulgenza, oggi il tema dei miliardi (circa 130) sottratti ogni anno al fisco è diventato uno strumento di agitazione politica universale. Lo usa come sempre l’opposizione di sinistra, ma lo usa anche la Chiesa per impartirci lezioni di moralità, lo usano gli indignati di ogni colore politico, lo usa la destra di governo alla disperata ricerca di soldi per tappare le falle dei conti pubblici.

Accade così che, poco per volta, alle preoccupazioni per i sacrifici che la manovra ci impone, si mescoli e si sovrapponga un malessere sordo, una specie di risentimento, che alimenta un clima vagamente maccartista, di moderna caccia alle streghe. Gli evasori sono visti sempre più come la causa di tutti i nostri mali, la loro individuazione diventa una missione morale, e ci capita persino vedere un governo di destra - che ha sempre strizzato l’occhio all’evasione - accarezzare l’idea di fare gettito mediante la delazione.

Meno male, verrebbe da dire. Era ora, finalmente ci decidiamo a combattere questa piaga. Quando avremo vinto questa battaglia, l’Italia sarà finalmente un Paese civile e prospero.

E invece, su questa visione dei nostri problemi, vorrei insinuare qualche dubbio. Se quello che vogliamo è solo sentirci migliori del nostro vicino, la caccia alle streghe va benissimo. Ma se per caso il nostro sogno fosse anche di rimettere in carreggiata l’Italia, quella medesima caccia andrebbe reimpostata radicalmente. Perché l’evasione è un fenomeno che va innanzitutto spiegato e compreso, prima di combatterlo a testa bassa. Altrimenti la testa rischiamo di rompercela noi, anziché romperla (metaforicamente) agli evasori.

In Italia l’evasione fiscale ha due facce. La prima è quella che fa imbestialire i lavoratori dipendenti in regola: c’è chi potrebbe benissimo pagare le tasse, e non lo fa semplicemente perché vuole guadagnare di più. Questo tipo di evasione, da mancanza di spirito civico, si combatte con due strumenti: più controlli e aliquote ragionevoli. Se la si combatte solo con più controlli, il risultato è prevalentemente un aumento dei prezzi, come sa chiunque abbia a che fare con idraulici e ristoratori. Detto per inciso, è il ragionamento che - implicitamente fanno milioni di cittadini di fronte alla domanda: preferisci pagare 100 senza fattura o 140 con fattura?

C’è poi un secondo tipo di evasione fiscale, di sopravvivenza o di autodifesa. È l’evasione di quanti, se facessero interamente il loro dovere fiscale, andrebbero in perdita o dovrebbero lavorare a condizioni così poco remunerative da rendere preferibile chiudere l’attività. In questo caso quel che serve è innanzitutto una drastica riduzione delle aliquote che gravano sui produttori, altrimenti il risultato della lotta all’evasione è semplicemente la distruzione sistematica di posti di lavoro, un’eventualità che peraltro si sta già verificando: le regioni in cui Equitalia ha ottenuto i maggiori successi, sono le stesse in cui ci sono stati più fallimenti (vedi il dramma recente della Sardegna).

Immagino l’obiezione a questo ragionamento: «It’s the market, stupid!». Detto altrimenti: è un bene che nei periodi di crisi ci siano fallimenti, perché questo significa che il mercato riesce a far uscire le imprese meno efficienti, e a sostituirle con altre più dinamiche e competitive. Ma questa obiezione, che si basa sul concetto schumpeteriano di «distruzione creativa», vale solo se i regimi fiscali sono comparabili e ragionevoli. Oggi in Italia ci sono aziende in crisi che starebbero tranquillamente sul mercato se il nostro Ttr (Totale Tax Rate) fosse quello dei Paesi scandinavi, e simmetricamente ci sono floride aziende scandinave che uscirebbero dal mercato se le aliquote fossero quelle dell’Italia. Il mercato è un buon giudice dell’efficienza solo se le condizioni in cui le imprese operano sono comparabili. E in Italia le condizioni in cui le imprese sono costrette ad operare sono così sfavorevoli per tasse, adempimenti e infrastrutture, che la domanda vera non è «perché le imprese italiane arrancano?», bensì «perché ne sopravvivono ancora così tante?».

Ecco perché l’idea di risolvere i nostri problemi intensificando la lotta all’evasione fiscale andrebbe maneggiata con cura. Quello di far pagare gli evasori non è solo il sogno degli onesti, ma è l’ultima zattera con cui un ceto politico che non sa più che pesci pigliare cerca di salvare sé stesso e sfuggire alle proprie responsabilità. Incapaci di varare le riforme promesse, inadatti a prendere qualsiasi vera decisione, irresoluti a tutto, i nostri politici, di governo e di opposizione, hanno trovato nell’evasore fiscale il capro espiatorio con il quale distrarre l’opinione pubblica.

Ma è un grande inganno. Se la lotta all’evasione viene condotta unicamente per aumentare le entrate è inevitabile che essa produca effetti recessivi: disoccupazione (specie al Sud), aumenti di prezzo, contrazione dei consumi. Non solo, ma nulla assicura che l’obiettivo di far cassa venga raggiunto: quando la pressione fiscale sui produttori è già altissima (e quella italiana lo è: nessun Paese avanzato ha un Ttr più elevato), non è detto che il gettito che si recupera grazie a nuovi balzelli e più controlli superi il gettito che si perde a causa dei fallimenti e dei passaggi all’economia sommersa. Tanto più in un periodo come questo, in cui è già in corso una drammatica riduzione della base produttiva.

Se però ogni euro recuperato dall’evasione fosse destinato - per legge - a rendere meno difficile la vita a lavoratori e imprese, allora otterremmo almeno due risultati, uno economico e uno morale. Il risultato economico è che, poco per volta, i produttori di ricchezza che le tasse le pagano potrebbero finalmente rialzare la testa, consentendo all’Italia di tornare a crescere. Il secondo è che, con aliquote via via più ragionevoli, l’evasione fiscale non solo diverrebbe meno conveniente, ma perderebbe ogni giustificazione morale. Il «mostro» dell’evasione fiscale non ha un solo genitore, ma ne ha due. Ed è solo quando la mancanza di cultura civica (la madre) si sposa ad un fisco oppressivo (il padre) che il ragazzaccio diventa un mostro.

giovedì 29 settembre 2011

IPERMERCATI: la morte programmata dei produttori agricoli.


Ipermercati «divora-tutto»

L’ ortofrutticolo è in crisi da quando c’è la grande distribuzione



Premessa: L'8 ottobre 2009 il governatore Vendola stringe un accordo con la G.D.O. (Grande Distribuzione Organizzata) (http://www.avetrana.org/notizie-avetrana/976-governo-vendola-dall-8-ottobre-luva-pugliese-nei-supermercati-di-tutta-italia.html) per salvaguardare gli interessi dei produttori di uva pugliese che, a seguito della crisi di mercato, avevano già deciso di non raccogliere l'uva per motivi economici. Grande scalpore suscitò nell'opinione pubblica l'interessi dimostrato dal presidente Vendola verso i produttori agricoli. Una volta tanto si vedeva la politica andare incontro alle esigenze del territorio. Ma questa manovra nascondeva delle piccole “magagne” che a distanza di tempo si sono rivelate in tutta la loro drammatica consistenza. Il servizio che segue riporta una situazione che avevamo già ampiamente previsto sin dal 2009 e avevamo denunciato sulla nostra pagina Compra Sud su Facebook. Non siamo stati degli indovini, abbiamo solo ascoltato la voce dei piccoli imprenditori del settore che avevano già denunciato la truffa perpetrata a loro carico. Più che rafforzare il tessuto imprenditoriale si è voluto agevolare la GDO: i fieri pugliesi che andavano nei supermercati e ipermercati di Puglia andavano ad acquistare l'uva con la certezza di fare del bene al territorio. In pratica hanno collaborato a distruggere la produzione di uva, “affamare” i produttori e far aumentare gli incassi della GDO. Ogni pugliese ha acquistato un paio di chili di uva a prezzi “stracciati” e nel frattempo ha riempito il carrello della spesa con 100 euro di prodotti del nord.

Un sentito ringraziamento al Presidente Vendola, al suo entourage e collaboratori e tutta la politica dello “stato” italiano.

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Come si principia nelle favole si può dire che c'era una volta, a partire dagli anni '50, il florido settore dell'ortofrutta, con i suoi «magazzini» di esportazione in cui trovavano lavoro decine di operai. Poi l'arrivo del dominio commerciale della «grande distribuzione», con le sue strategie penalizzanti per i produttori, lo ha pesantemente indebolito. Tant'è che, nel caso del territorio di Bisceglie, il numero delle imprese ortofrutticole si è drasticamente ridotto ad appena una ventina. A spiegare quello che di negativo si sta verificando in questo settore sono Gianni Porcelli, presidente del Consorzio della Ciliegia e della Frutta Tipica di Bisceglie e vice direttore della Confagricoltura Bari/Bat e di Giacomo Patruno, presidente della Centrale Ortofrutticola e vice-presidente della Confagricoltura Bari/Bat. «Fino a vent'anni fa l'ortofrutta si vendeva prevalentemente presso i mercati ortofrutticoli con un regime di concorrenza fra i possibili acquirenti ampio e diversificato, mentre allo stato attuale circa il 60% - 70% delle produzioni ortofrutticole si vendono (o si tentano di vendere) attraverso la grande distribuzione che detta le regole», sostiene Porcelli. «In sostanza i prezzi di vendita dei prodotti non remunerano neanche i costi di produzione e le cooperative ed icommercianti di ortofrutta vendono alla grande distribuzione l'uva da tavola "Vittoria" ad un prezzo massimo di 1,10 - 1,20 euro al chilo nella migliore delle ipotesi e ciò permette di liquidare l'uva al produttore ad un prezzo non superiore ad 0,30 – 0,40 euro al kg - spiega Patruno - il prodotto viene, quindi, consegnato presso le piattaforme della grande distribuzione e qui si perde il controllo di una filiera, completamente controllata dalla grande distribuzione stessa che decide i prezzi finali al consumatore con dei ricarichi elevati». Secondo l'imprenditore ortofrutticolo Enzo Di Pierro, consigliere comunale e provinciale, "sono ormai mesi che i prezzi della frutta sono sottodimensionati, le ciliegie sono state quotate ad 1 euro in meno al kg rispetto allo scorso anno, le pesche a circa 20-30 centesimi in meno al kg e le angurie a meno 7 centesimi al kg,così non si ricavano nemmeno le spese della raccolta, infine c'è l'uva da tavola con la beffa di richieste di prodotto di bassa qualità che il nostro produttore non è abituato a fare, tutto al di sotto dei prezzi di produzione». Pochi giorni fa, su proposta di Di Pierro, il consiglio comunale di Bisceglie ha approvato un ordine del gorno (ora all'esame anche del consiglio della provincia di Barletta-Andria- Trani) con cui si riconosce lo stato di crisi del comparto agricolo e si attivano le procedure per ottenere adeguate misure di sostegno. Si chiede a Ministero dell'Agricoltura,Regione Puglia, Enti ed istituzioni nazionali e comunitarie un intervento di revisione del decreto legislativon. 102 del 2005, che imponga all'inizio della campagna produttiva un contratto obbligatorio con la Grande Distribuzione Organizzata, garantito da un sistema di controlli sui punti vendita relativamente a prezzi ed esposizione della merce, da effettuarsi con l'ausilio di corpi di polizia e l'introduzione all'interno del contratto di parametri importanti quali prezzi e tempi di pagamento (massimo 60 giorni), di termini di trasparenza su sconti, premi, promozioni e del «diritto di scaffale», al fine di sostenere il prodotto di qualità di provenienza comunitaria, riservando una percentuale minima non inferiore al 30% dello spazio sullo scaffale.

Luca De Ceglia – La Gazzetta del Mezzogiorno del 28 settembre 2011

domenica 21 agosto 2011

Ricetta vegetariana povera. Polpette di pane: contro il logorio dei mercati moderni

Ci sono ricette che val la pena provare. Io ne ho provato questa trovata sul blog di Luciano Pignataro, scritta da Virginia Di Falco, a cui vanno tutti i miei ringraziamenti per aver pubblicato una ricetta così buona e "fresca", senza l'ingombro della carne.
L'unico rammarico è stato quello di aver fatto la prova quando a casa c'erano tutti, ma proprio tutti. Per fortuna sono riuscito ad assaggiarne un paio.

Piccola nota polemica:
Per correttezza nei confronti dell'autrice ho riportato fedelmente tutta la ricetta così come indicata sul sito. Ma ho notato che la Sig.ra Di Falco usa il parmigiano per il condimento, nonostante tutte le prelibatezze casearie della nostra terra. Ho provveduto ad indicare la sostituzione di questo pseudo-formaggio.

Eccola a voi:


Avanzi di formaggio in frigo. E, soprattutto, avanzi di pane semi-integrale di Trecchina, Lucania. In arrivo per cena un’amica vegetariana. Mai come questa volta due più due fa davvero quattro. Una ricetta poverissima, contro ogni spreco e contro il logorio dei mercati moderni. Qui gli ingredienti non possono che essere senza dosi, che dipendono evidentemente da quello che avete da smaltire – fuori e dentro il frigo.




Ingredienti

Pane raffermo
Uova
Formaggio grattugiato
Formaggio a pasta filata
Caciocavallo
Fiordilatte
Prezzemolo sminuzzato e pepe macinato a piacere (n.d.r. io ho evitato il pepe ed ho sostituito con un pizzico di peperoncino)
Noce moscata e sale q.b.
Olio di oliva extravergine
Pane grattugiato
1 barattolo grande di pomodori pelati San Marzano
un mazzetto di basilico fresco
1 spicchio di aglio






Ed ecco come le ho preparate:


Ho messo a bagno in acqua una decina di grosse fette di pane raffermo semi-integrale. L’ho poi strizzato perbenino e messo in una ciotola capiente con due uova intere sbattute, 70 gr circa di parmigiano grattugiato (n.d.r. evitatelo come il veleno e usate un pecorino nostrano), 50 gr di primo sale di pecora tagliato a dadini piccolissimi, 70 gr di fiordilatte in pezzi, 50 gr circa di caciocavallo a cubetti, 100 gr circa di ricotta di bufala prima avevo schiacciato con la forchetta (insomma: ho svuotato in frigo il piatto dei formaggi). Ho aggiunto una manciata di prezzemolo sminuzzato, un po’ di sale e pepe, un’idea di noce moscata e delle striscioline di peperoncino verde per regalare al tutto un profumo estivo. 
Ho impastato il pane con tutti gli ingredienti e ne ho ricavato delle polpette. 
Le ho impanate nel pangrattato e poi fritte per pochi minuti, fino a dorarle, nell’olio extravergine di oliva.


Polpette appena impanate pronte per la frittura

Polpette in frittura
Dopo le ho messe da parte in un piatto su dei fogli di carta assorbente per togliere l’olio in eccesso. 
Nel frattempo  in una pentola di coccio ho fatto imbiondire uno spicchio di aglio
nell’olio (tolto una volta dorato), aggiunto i pomodori pelati San Marzano per preparare un sughetto (con una cottura di pochi minuti) e tanto basilico. Ho aggiunto le polpette e le ho lasciate insaporire nel pomodoro per circa 15 minuti.


Polpette dopo la frittura ad asciugare


Polpette nel sugo di San Marzano che aspettano i ziti spezzati e il pecorino.



Da servire tiepide e, se non si teme una overdose da carboidrati, condire con il sugo delle polpette un bel piatto di ziti spezzati! Non ve ne pentirete.


Virginia Di Falco


sabato 20 agosto 2011

l'11 settembre e la patente "impossibile"



(da www.luogocomune.net di Massimo Mazzucco)
Sono anni che mi occupo di 11 settembre, ma non avevo mai avuto la possibilità di dedicare così tante giornate consecutive esclusivamente a questo argomento. (Come già sapete, sto preparando un nuovo documentario sull’11 settembre). Questa total immersion sta dando risultati davvero insperati. Non solo vengono alla luce tanti piccoli particolari che permettono di collegare meglio fra loro i fatti già noti, ma ogni tanto spunta anche qualche nuova sorpresa, che rende ancora più solido l’impianto di accusa contro la versione ufficiale. E’ il caso, ad esempio, di CeeCee Lyles, una assistente di volo della United che sarebbe morta, secondo la versione ufficiale, nello schianto di Shanksville. Poco prima di morire, CeeCee avrebbe telefonato due volte al marito Lorne, per avvisarlo della situazione in cui si trovava.
La prima volta ha lasciato un messaggio registrato, la seconda gli ha parlato direttamente. Lorne Lyles, che fa il poliziotto, aveva appena fatto il turno di notte, e quindi a quell’ora stava ancora dormendo. In una intervista televisiva Lyles ha raccontato che alla fine della telefonata si è seduto sul letto, ha guardato il Caller ID (il mumero da cui proveniva la chiamata) ed è rimasto stupito nel vedere che si trattasse del cellulare di sua moglie: “Ma com’è possibile? – mi sono detto – non è possibile telefonare dagli aerei con il cellulare! Questo ho pensato.”Questo naturalmente rafforza i sospetti, già esistenti, che se mai quei passegeri hanno fatto quelle telefonate, non si trovavano di certo sugli aerei dirottati.A supporto di questa tesi, si anche scoperto che nella famosa “cornucopia” di documenti magicamente emersi dalla buca di Shanksville - ricordate la sfilza quasi interminabile di passaporti, bandana e documenti di identità dei terroristi? - ci fosse anche la patente di guida di CeeCee Lyles. 


E’ quella che vedete accanto al titolo, e che qui potete vedere ingrandita. Si tratta di un referto dell’FBI messo a disposizione del pubblico nell’ambito della documentazione del processo Moussaoui.Per la precisione, il documento è un duplicato della patente originale, rilasciato dal Department of Motor Vehicles della Florida nel giugno 2001.


L’unico problema è che la patente originale, a nome CeeCee Ross Lyles, risulta emessa nel 1997, mentre CeeCee Ross si è sposata con Lorne Lyles soltanto nell’anno 2000. Come poteva avere già quel cognome nel 1997?


Nel 1997 CeeCee Ross era ancora sposata con un certo Danilo Castrillo, dal quale ha ottenuto il divorzio nel 1999.Qualcuno si è domandato se sia stato possibile per CeeCee effettuare il cambiamento del nome nell’atto di richiedere il duplicato, ma il regolamento del DMV della Florida è tassativo al riguardo: il nome e il numero di patente(che in America è anche il principale documento di identità) sono indissolubilmente legati l’uno all’altro. Se cambi il nome, devi anche richiedere una nuova patente (che avrebbe quindi un nuovo numero). Ciò viene fatto proprio per prevenire il “furto d’identità”, una delle piaghe maggiori della società americana.


Quel documento è quindi incontestabilmente un falso.


Chi lo ha messo nella buca di Shanksville (se ma davvero lì c’è stato), e perchè lo avrebbe fatto? Ai posteri l’ardua sentenza.Nel frattempo, il lavoro continua.



Massimo Mazzucco è il responsabile del sito www.luogocomune.net. Vive negli Stati Uniti, ha fatto il fotografo di moda e il regista di cinema. Da qualche anno si dedica esclusivamente a Internet. Luogo Comune offre una serie di notizie e informazioni sullo scenario politico internazionale, con una sezione ampia e completa sull'11 settembre.